Grecia, da Italia più emissioni senza effetti su calendario aste

lunedì 19 aprile 2010 14:38
 

ROMA, 19 aprile (Reuters) - L'Italia sta mettendo a punto un meccanismo per partecipare al piano di sostegno alla Grecia che si baserà su più emissioni di titoli e avrà un impatto pressoché nullo sul calendario delle aste.

Secondo quanto riferisce una fonte vicina al dossier, il Consiglio dei ministri dovrebbe varare un decreto legge in tempi brevi (entro le prossime due o tre settimane), una volta che i Paesi europei coinvolti avranno definito i dettagli dell'intervento. In base al meccanismo concordato in sede europea l'Italia dovrà partecipare con un contributo nel 2010 fino a 5,5 miliardi di euro.

"Ci sono tutti i margini di flessibilità dato che alcune emissioni sono di per sé già abbastanza elastiche per gli importi", spiega la fonte. "Il meccanismo sarà messo a punto in poco tempo per essere immediatamente utilizzato nel caso la Grecia ne facesse richiesta".

L'Italia utilizzerà un modello che ricalca a grandi linee il metodo seguito con i Tremonti bond: il Tesoro emetterà debito sul mercato per comprare titoli di debito greci. L'unica differenza rispetto ai titoli ibridi comprati dalle banche lo scorso anno riguarda le procedure, che nel decreto di sostegno alla Grecia dovrebbero essere molto più snelle per garantire nel più breve tempo possibile l'attivazione della linea di credito.

La fonte esclude però che i fondi saranno messi a disposizione tutti in un'unica soluzione e indica un percorso per step successivi basato sulle concrete esigenze di liquidità della Grecia. Una soluzione che permette di spalmare in più tempo le emissioni riducendo l'impatto sulla curva dei rendimenti.

Le emissioni per finanziare il prestito alla Grecia avranno un effetto negativo sul fabbisogno (stimato a gennaio a quota 67 miliardi circa) e sul debito lordo (che Eurostat utilizza ai fini del trattato di Maastricht).

Non ci sarà invece impatto sull'indebitamento netto, poiché i maggiori oneri saranno compensati dall'attivo patrimoniale del prestito concesso ad Atene.

Per la verità l'impatto sul deficit dovrebbe essere positivo anche se di entità trascurabile. Il piano di aiuti prevede prestiti della durata di tre anni a un tasso del 5% circa. Poiché attualmente l'Italia si finanzia sul segmento a tre anni a un tasso di circa l'1,7%, il differenziale a favore del Tesoro dovrebbe ammontare a oltre 3 punti percentuali.

Se la Grecia finisse col "tirare" l'intera linea di credito, la dote complessiva di 5,5 miliardi dell'Italia porterebbe a un margine di circa 180 milioni, su un indebitamento complessivo che il Programma di stabilità dello scorso gennaio ha quantificato nel 2010 in 77,94 miliardi.

Va detto tuttavia che per aiutare la Grecia l'Italia dovrebbe andare sul mercato contemporaneamente agli altri partner europei coinvolti nell'operazione. Per collocare tutta questa massa di titoli il mercato potrebbe chiedere quindi un rendimento superiore che andrebbe a ridurre il margine di profitto per l'Italia.