Private equity, crollo investimenti in 2009, boom write-off

lunedì 15 marzo 2010 15:32
 

MILANO, 15 marzo (Reuters) - Il private equity italiano nel 2009 ha registrato un tracollo, in termini di investimenti e di risorse raccolte, mentre i disinvestimenti sono decollati, ma soltanto perché sono esplosi i write-off.

E' questo il quadro che emerge dai dati 2009 diffusi in occasione del convegno annuale dell'Associazione Italiana del Private Equity e Venture Capital (Aifi).

Gli investimenti sono precipitati del 52,1%, a 2,615 miliardi. A picco anche la raccolta: 957 milioni, pari ad una flessione del 57,8%. "Siamo tornati al 1996-97", ha detto Anna Gervasoni, direttore generale dell'Aifi.

I disinvestimenti sono balzati del 53,7%, a 1,821 miliardi, ma l'85% è rappresentato da write-off, ovvero svalutazioni, totali o parziali, delle società in portafoglio.

Il presidente dell'Aifi, Giampio Bracchi, ha sottolineato che il 2010 sta vedendo "una ripresa lenta e debole" e ha posto l'accento sul fatto che "è probabile che i fondi raccolti dopo il 2008 daranno grandi soddisfazioni agli investitori in termini di rendimenti".

Gervasoni e Bracchi hanno affermato che le munizioni per la ripresa del settore non mancano. Al netto delle disponibilità di fondi paneuropei e captive, al 31 dicembre scorso c'erano 6,301 miliardi di raccolta da tradurre in investimenti. Bracchi ha spiegato che, aggiungendo i fondi paneuropei e gli operatori captive, si arriva ad una decina di miliardi.

Guardando alla tipologia degli investimenti, Gervasoni ha evidenziato che "sono spariti i mega-deal" e si nota una crescente attenzione per gli investimenti early-stage, con focus sullo hi-tech, e un boom delle operazioni di turnaround.

Inoltre, la crisi economico-finanziaria ha portato ad una contrazione della leva e ad un allungamento della permanenza media degli investimenti in portafoglio, passata a quattro da tre anni.