Milano, Pd propone contro-derivato per coprire Comune da rischi

martedì 9 marzo 2010 14:52
 

MILANO, 9 marzo (Reuters) - Il gruppo del Partito democratico all'interno del Consiglio comunale di Milano ha inviato stamane al sindaco Letizia Moratti una proposta per tutelare il bilancio comunale dal rischio sui derivati in essere sul prestito obbligazionario del 2005, che valgono in tutto 1,6 miliardi di euro, in scadenza nel 2035 insieme al bond.

"Per effetto di questi derivati, il tasso sul prestito è stato trasformato da fisso a variabile", ha spiegato Davide Corritore, vice presidente del Consiglio comunale. "In uno scenario di tassi in rialzo, non c'è certezza sugli esborsi futuri per il Comune. Proponiamo di negoziare nuovi contratti derivati, di uguale importo e scadenza, ma di segno contrario rispetto a quelli in essere".

Una soluzione per cui eventuali aggravi futuri sui contratti oggi in essere sarebbero compensati da variazioni opposte su quelli di nuova stipula, prosegue Corritore, la cui esperienza in finanza comprende ruoli ricoperti in Citibank e Deutsche Bank.

"Sarebbe una novità in Italia e richiede l'autorizzazione del ministero dell'Economia", spiega l'esponente Pd nel Consiglio. "Penso proprio che questa arrivi, anche perché Milano può indicare la strada ai tanti enti locali italiani con lo stesso problema, che hanno oggi in essere 36 miliardi di euro di derivati".

Le condizioni di mercato sono al momento favorevoli, aggiunge Corritore. "L'effetto dei nuovi contratti sarebbe quello di riportare il tasso complessivo non lontano da quanto stipulato in origine", ha detto. "E se il giudice ci riconoscerà i 100 milioni di euro di risarcimento nella causa penale contro le quattro banche che hanno gestito i derivati già in essere, torneremo alle condizioni iniziali o anche leggermente migliori".

Anche sull'esito della causa, circa la quale Corritore si aspetta nei prossimi giorni la decisione del Gup sul rinvio a giudizio delle banche, l'operazione del contro-derivato può svolgere un ruolo. "Metteremmo in gara diverse banche, mostrando quali sono le commissioni che prevalgono in regime di trasparenza e vero mercato", afferma il politico, "e dunque quanto queste sono lontane dalle condizioni applicate dalle quattro banche nei contratti originali".