Bankitalia,Rossi:crisi riapre problema correzione spesa sociale

venerdì 5 marzo 2010 15:01
 

ROMA, 5 marzo (Reuters) - La crisi finanziaria mondiale del 2008-2009 sta riaprendo in Italia il problema di un riequilibrio della struttura della spesa pubblica sociale. E il necessario processo di ristrutturazione industriale del Paese deve passare per una serie di riforme strutturali, tra cui quella del welfare.

Lo ha detto Salvatore Rossi, responsabile della Ricerca economica della Banca d'Italia che ha ripercorso la storia delle due crisi economiche italiane, del 1992-93 e del 2008-09.

"Dopo i danni inflitti dalla crisi, di fronte al rischio concreto che il processo di ristrutturazione del sistema produttivo abortisca, il ruolo della politica economica nel sospingere la seconda rincorsa diviene assolutamente cruciale", ha detto Rossi alla Giornata di studio in onore di Guido M. Rey all'Università Roma Tre.

"Ampie parti di spesa pubblica improduttiva, o non più giustificata dal mutare dei tempi e delle condizioni demografiche e sociali, andranno ridimensionate. Non mi pare di intravedere altre strade per portare a compimento la "seconda rincorsa" e mantenere la nostra economia nell'area avanzata e moderna del mondo", ha detto ancora Rossi.

COMPOSIZIONE SPESA SOCIALE "INIQUA"

Il direttore centrale della Banca d'Italia ha spiegato che già la crisi precedente del 1992-1993 aveva messo in risalto la necessità di un intervento, "senza inutili drammi", a correzione della composizione della spesa sociale. E che questo tema, lasciato sullo sfondo in periodi di minore emergenza, sta tornando di attualità con la nuova crisi.

Non è anomala, ricorda Rossi, la quota di spesa pubblica primaria italiana destinata alla spesa sociale ma la composizione di quest'ultima: quasi due terzi di essa "sono assorbiti dalle esigenze di anziani e coniugi superstiti, contro una quota pari a meno della metà nel resto d'Europa. È invece molto minore la spesa destinata alla disoccupazione e all'occupazione, alla famiglia, alla casa, ai poveri".

"Nel complesso, una tale struttura della spesa è socialmente iniqua; è avversa alle esigenze di competitività e di sviluppo del sistema produttivo; è finanziariamente perniciosa, perché contrasta con le tendenze demografiche di una società che invecchia", ha detto Rossi, che racconta come si riuscì in quel periodo, tra il 1991 e il 1996, a ricreare un avanzo primario di oltre 4 punti di Pil.   Continua...