Frode telefonia, indagati non hanno usato scudo - fonti

mercoledì 24 febbraio 2010 13:48
 

ROMA, 24 febbraio (Reuters) - Le imprese e le persone indagate dalla procura di Roma non hanno potuto usare lo scudo fiscale per condonare i 2 miliardi di euro sospettati di essere frutto di riciclaggio e frode fiscale.

Lo riferiscono fonti vicine al dossier che chiedono di restare anonime.

L'inchiesta vede indagati tra gli altri Telecom Italia Sparkle, controllata interamente da Telecom Italia TIT.MI, Fastweb FWB.MI, il suo fondatore Silvio Scaglia e l'attuale AD Stefano Parisi, oltre al senatore Pdl Nicola Di Girolamo.

Secondo il Gip gli indagati hanno messo in piedi una "organizzazione criminale" che realizzava attività economiche fittizie per svariati miliardi di euro al fine di ottenere crediti di imposta a vantaggio delle due società.

Il danno per l'Erario è stato, secondo i magistrati romani, di 370 milioni di euro in tre anni, cifra che è andata a costituire fondi neri utilizzati in attività di riciclaggio.

Gli inquirenti si mostrano sicuri che l'inchiesta non possa essere vanificata dal ricorso allo scudo fiscale.

"Lo scudo, per quanto riguarda le persone giuridiche, è esteso soltanto alle Cfc", spiega una prima fonte riferendosi alle Controlled foreign company.

Da questo punto di vista, lo scudo sarebbe stato inibito per il fatto che la frode era orchestrata con il ricorso a una serie di società fittizie, tutte con sede all'estero e all'apparenza non riconducibili ai soggetti indagati.

"Invece, per quanto riguarda Scaglia, risulta residente all'estero e come tale non avrebbe potuto usufruire della sanatoria sui capitali illecitamente esportati all'estero dai contribuenti italiani", aggiunge una seconda fonte.

Anche per Di Girolamo la via dello scudo era esclusa poiché, come documenta la scheda pubblicata sul sito del Senato, risulta residente a Bruxelles.