PUNTO 1 -Italia, Pil 2010 a +0,8%, 2011 e 2012 a +1,4%-Prometeia

venerdì 22 gennaio 2010 16:09
 

(Aggiunge dettagli da rapporto)

MILANO, 22 gennaio (Reuters) - Prometeia stima che il Pil italiano crescerà quest'anno dello 0,8% dopo il -4,8% del 2009, per salire in media dell'1,4% nel 2011 e nel 2012, a fronte di un'inflazione sotto il 2% in tutto il prossimo triennio.

Il rapporto deficit/Pil è visto al 5,9% quest'anno dal 5,2% stimato per il 2009; nel 2011 e nel 2012 è attesa una riduzione intorno al 4,7%.

Queste, in sintesi, le previsioni di Prometeia che ha presentato oggi il suo rapporto trimestrale sulle prospettive di breve-medio termine dell'economia internazionale e italiana.

La ripresa, sostiene Prometeia, è cominciata, ma il ritmo di crescita - diverso per ogni Paese - appare in generale lento e le prospettive di lungo termine restano incerte. Il rapporto mette in evidenza, in particolare, la lentezza della crescita della domanda, alimentata per ora soprattutto dalla spesa pubblica, e un mercato del lavoro che vedrà aumentare ancora la disoccupazione "almeno per un altro anno". Si aggiungono poi il prevedibile cambiamento delle politiche economiche verso misure meno espansive dalla fine del 2010 e una maggior cautela della concessione del credito da parte delle banche che potrebbe durare ancora a lungo.

In questo contesto l'Italia dovrà affrontare - come gli altri paesi - delle trasformazioni "che potrebbero richiedere cambiamenti nella struttura della produzione" man mano che i consumi si sposteranno dalle economie avanzate a quelle emergenti.

"La domanda più importante è di quanto si ridurrà l'output potenziale per l'Italia e quando si annullerà l'output gap che si è allargato durante la crisi", sottolinea Prometeia, secondo cui questa crisi ha "ridotto permanentemente il livello del prodotto potenziale ma non il suo tasso di crescita". "I tre anni di crescita lenta che abbiamo davanti consentiranno quindi una chiusura molto parziale dell'ampio output gap che si è aperto con questa recessione".

Questi ampi margini di capacità produttiva inutilizzati eviteranno, secondo il Rapporto, l'insorgere di rilevanti tensioni inflazionistiche di qui al 2012, anche se non si può escludere che l'abbondante liquidità in circolazione e i debiti pubblici accumulati possano creare problemi nel medio periodo.

Il settore industriale italiano "subirà una riduzione del proprio livello di produzione maggiore di quella già registrata nelle recessioni del 1981 e del 1992", con una conseguente intensificazione della ristrutturazione che il nostro sistema industriale aveva comunque intrapreso nel decennio scorso.