January 11, 2010 / 1:09 PM / 8 years ago

PUNTO 2 - Berlusconi spera in riforma fisco entro 2010 con ok Pd

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(Aggiunge commento La Russa)

di Valentina Rusconi

ROMA, 11 gennaio (Reuters) - Il presidente del Consiglio Silvio Berlusconi non sa quando si potrà fare la riforma fiscale della quale ha parlato nei giorni scorsi ma spera che possa essere conclusa entro l'anno con l'apporto di tutte le forze politiche.

Il premier ha parlato ai cronisti tornando a Roma alla sua residenza di palazzo Grazioli per la prima volta dopo l'aggressione del 13 dicembre scorso.

"Non lo so. Spero si possa fare quest'anno, soprattutto se ci sarà la volontà di tutte le parti penso si possa fare", ha risposto Berlusconi ai cronisti che gli chiedevano entro quando si potrà fare l'annunciata riforma del fisco.

Al termine dell'incontro tra Berlusconi e vertici del Pdl e della Lega, Ignazio La Russa, ex An e coordinatore del Pdl, ha dichiarato: "Questa prospettiva che voi giornalisti avete scritto, soprattutto delle aliquote, c'è dal 2004, ma in questo momento l'obiettivo è quello della semplificazione".

Nei giorni scorsi il premier ha detto di essere al lavoro con il ministro dell'Economia Giulio Tremonti su una riforma fiscale sul modello di quella proposta nel 1994 e riproposta anche più avanti senza essere mai stata realizzata a due aliquote contro le attuali cinque: 23% fino a 100.000 euro di reddito e 33% oltre i 100.000 euro.

Sia Tremonti sia il capo dell'opposizione Pier Luigi Bersani si sono mostrati tuttavia cauti: il primo dice di temere tagli alle tasse pre elettorali che peggiorino un quadro di finanza pubblica già compromesso dalla crisi finanziaria e il secondo una riforma eccessivamente a favore dei più ricchi.

L'ex alleato e leader dell'Udc Pier Ferdinando Casini ha avvertito che Berlusconi parla di questo progetto da 16 anni.

"Ho lavorato molto alla riforma fiscale che è fondamentale per ammodernare il Paese e su questo penso valga la pena di impegnarsi tutti. Ci sono idee molto buone e spero che l'opposizione possa convenire che si tratta di cose indispensabili", ha detto oggi il Cavaliere.

Già nel libro Bianco presentato nel 1994 Tremonti riassumeva il progetto come il passaggio dal centro alla periferia, dai redditi ai consumi, dal complesso al semplice.

Dopo la repentina caduta del primo governo Berlusconi l'ambiziosa riforma fiscale fu riproposta poco prima delle elezioni del 2001. Tremonti disse che la terza fase della terapia economica del centrodestra sarebbe stata una riduzione Irpef da 30 miliardi che al 40% sarebbe stata finanziata dal feedback fiscale.

L'11 settembre 2001 e le sue conseguenza fecero ancora una volta naufragare il progetto.

Berlusconi è tornato al governo nel maggio 2008 quando era già partito lo tsunami finanziario dai mutui sub prime americani. Da allora Tremonti è sembrato molto cauto sulla possibilità di ridurre le tasse. In ottobre è stato definito dai giornali del centrodestra sul punto di dimettersi contro un progetto di riduzione dell'Irap con lui non concordato.

Nei giorni scorsi ha detto di condividere il progetto di riforma di Berlusconi, ma che occorre prudenza e una riforma complessiva non dettata dalla campagna elettorale per le regionali di marzo. Il portavoce di Berlusconi, Paolo Bonaiuti, ha gettato acqua sul fuoco ricordando che riforma fiscale non significa taglio delle tasse.

La reticenza di Tremonti sembra determinata dalla preoccupazione per l'enorme debito pubblico italiano e dalla necessità di assicurare in primis alla Lega, senza il cui appoggio il governo Berlusconi cadrebbe, la realizzazione del costoso progetto del federalismo fiscale.

Oggi, alla domanda se Tremonti sia d'accordo con la sua idea di riforma entro l'anno Berlusconi ha risposto: "Certo! Ho lavorato con lui".

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