Scudo fiscale rimanga una tantum, lavorare su trattati - Ocse

venerdì 8 gennaio 2010 17:03
 

MILANO, 8 gennaio (Reuters) - E' anche grazie alla lotta condotta dall'Ocse ai paradisi fiscali che lo scudo fiscale dell'Italia ha avuto successo. La misura, però, non dovrebbe essere ripetuta in futuro e l'azione di governo dovrebbe concentrarsi sulla firma di trattati bilaterali sullo scambio di informazioni e sulla doppia imposizione.

Lo sostiene in un'intervista a Reuters Pier Carlo Padoan, da inizio dicembre a capo degli economisti dell'Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico.

"Uno scudo [fiscale] oggi 'rende' molto di più [a un governo] come dimostrano le cifre: siccome non c'è più la sicurezza di poter tenere i soldi fuori in un altro paese... si pensa che conviene riportare i capitali per evitare il rischi di essere scoperti" dice Padoan.

"Se si decide di usare lo scudo per una volta, questo è il momento giusto, altri momenti saranno - mano a mano che tempo passa - meno giusti perchè si distrugge la convinzione che la manovra sia una tantum".

Il Tesoro italiano ha annunciato a fine anno che ammontano a circa 95 miliardi i capitali sanati dallo scudo fiscale e ha riaperto le operazioni di rimpatrio fino ad aprile 2010, assicurando che "il termine è ultimo e definitivo". La manovra per il rimpatrio dei capitali è, però, il terzo provvedimento di questo tipo per l'Italia.

"In un mondo dove non c'è più il segreto bancario, se si faranno scudi fiscali in futuro saranno quantomeno inefficienti", sottolinea Padoan.

Grazie anche all'attenzione portata sui paradisi fiscali dalla crisi, il Gruppo dei Venti ha aumentato la scorsa primavera la propria pressione sulle giurisdizioni non cooperative e, sotto la minaccia di sanzioni, ha spinto paesi come Lichtestein, Lussemburgo e Svizzera ad adeguarsi alle norme per la collaborazione fiscale a livello internazionale.

"La questione rilevante non è tanto di far rientrare fisicamene i capitali e farli rimanere in un paese quanto di sapere dove stanno e avere e attuare accordi bilaterali con i singoli paesi che consentano di avere informazioni su cittadini che si pensa evadano il fisco", dice Padoan.

"Sta all'Italia stabilire trattati bilaterali e attuarli, mentre la sfida dal punto di vista di Ocse è il monitoraggio della firma e dell'applicazione di questi trattati". A causa di tensioni legate allo scuso fiscale, lo scorso novembre la Svizzera aveva bloccato i colloqui in corso con le autorità italiane per un accordo sulla doppia imposizione.