13 ottobre 2009 / 15:33 / 8 anni fa

SCHEDA - Risanamento, il 15 udienza su fallimento, atteso rinvio

MILANO, 12 ottobre (Reuters) - Giovedì 15 ottobre si terrà presso il tribunale fallimentare di Milano l‘udienza sulla richiesta di fallimento di Risanamento (RN.MI), avanzata lo scorso luglio dalla procura.

TAPPE DELLA VICENDA GIUDIZIARIA

Il 16 luglio i Pm Laura Pedio e Roberto Pellicano hanno presentato istanza di fallimento per la società immobiliare, gravata da un debito di 2,9 miliardi.

Risanamento ha risposto elaborando nel corso dell‘estate, insieme alle maggiori banche creditrici, un piano di salvataggio depositato in Tribunale l‘8 settembre, e chiedendo al giudice l‘improcedibilità della richiesta della procura. La società ha provveduto anche a un parziale rinnovamento del management, a partire dalle dimissioni da ogni carica del fondatore e socio di riferimento Luigi Zunino, indagato con altre due persone per bancarotta. Secondo i Pm il piano non è in grado di rimuovere l‘insolvenza del gruppo.

Nell‘udienza del 22 settembre il giudice Pierluigi Perrotti ha demandato ogni decisione all‘udienza collegiale del 15 ottobre.

Nel frattempo Risanamento ha contestato, nella memoria depositata il 6 ottobre, la legittimità del diritto della procura a chiedere il fallimento.

Il 12 ottobre i sostituti procuratori hanno ribadito il proprio parere negativo sul piano chiedendo al giudice di dichiarare il fallimento.

POSSIBILE SLITTAMENTO TEMPI

Accanto al procedimento sull‘istanza fallimentare, si è sviluppato un altro procedimento giudiziario parallelo relativo all‘omologa del piano di salvataggio.

In base all‘art.182 bis della legge fallimentare, l‘accordo di ristrutturazione del debito raggiunto da banche e società necessita infatti del via libera del Tribunale. Tra le condizioni è previsto che all‘accordo aderisca almeno il 60% del creditori.

Il termine entro il quale i creditori e tutte le parti interessate possono opporsi all‘accordo scade il 16 ottobre. E’ pertanto improbabile che una decisione sul piano venga presa il 15 e ci si attende quindi un nuovo rinvio, almeno su questo tema.

Nell‘udienza di giovedì potrebbe comunque essere affrontata la questione della legittimità del diritto della procura a chiedere il fallimento e l‘eventuale sospensione o rigetto dell‘istanza.

Difficile venga dichiarato il fallimento quando pende ancora il termine del 16 ottobre e quando deve essere valutato il piano ai fini dell‘eventuale omologa.

LE DUE OPZIONI: OMOLOGA DEL PIANO O FALLIMENTO

Al di là della tempistica, in estrema sintesi per Risanamento ci sono due alternative: la messa in pratica del piano di salvataggio oppure l‘avvio della procedura strettamente fallimentare.

Il Tribunale può infatti, prima o dopo, decidere di respingere la richiesta di fallimento della Procura e avviare una valutazione di merito sul piano di rilancio. Se lo giudicherà perseguibile e in linea con la volontà dei creditori, procederà alla sua autorizzazione (omologa).

Se invece riterrà, come i Pm, che il piano è solo un modo per evitare uno stato di insolvenza che invece esiste e non è recuperabile, il Tribunale dichiarerà il fallimento. In questo caso, il primo passo sarà la nomina di un curatore fallimentare, che dovrà gestire le attività della società con lo scopo di valorizzare (liquidare) gli asset in modo da pagare al meglio i creditori.

IL PIANO RISANAMENTO

Il piano di salvataggio di Risanamento si articola in un accordo di ristrutturazione del debito raggiunto con le maggiori banche creditrici, in un piano finanziario redatto con la consulenza di Banca Leonardo e in un piano industriale elaborato con la consulenza di Bain. L‘attuabilità è stata certificata dallo studio La Croce.

Prevede un aumento di capitale da 150 milioni di euro, di cui 130 milioni cash, riservato alle banche, e un prestito convertendo da 350 milioni (con conversione prevista nel 2014) attraverso il quale gli stessi istituti di credito convertiranno parte del debito della società in equity.

Intesa Sanpaolo (ISP.MI), UniCredit (CRDI.MI), Pop Milano PMII.MI, Banco Popolare BAPO.MI e Mps (BMPS.MI), entreranno così direttamente nel capitale del gruppo, senza dover lanciare un‘Opa grazie all‘esenzione dall‘obbligo di offerta concessa da Consob a inizio settembre. Secondo indiscrezioni mai smentite, post aumento le banche dovrebbero avere il 55% circa dell‘azionariato; post convertendo circa l‘80%. Le banche hanno poi garantito una linea di credito da 272 milioni a copertura del bond convertibile da 220 milioni emesso a maggio 2007 e in scadenza nel 2014 e una ulteriore facility da 76 milioni, concessa solo pochi giorni fa, a tutela di eventuali accertamenti fiscali su alcune transazioni immobiliari.

Sotto il profilo industriale, il piano prevede la cessione dell‘ex area industriale Falck a Sesto San Giovanni (circa 1,1 milioni di metri quadrati alle porte di Milano), e cessione del 45%, in due tempi, di Milano Santa Giulia (altri 1,2 milioni di metriquadri complessivi nella zona meridionale di Milano) con sviluppo del restante 55%. Dovrebbe poi essere ceduto il portafoglio immobiliare da trading e tenuti a reddito gli immobili detenuti all‘estero di Parigi e New York.

L‘ESPOSZIONE DELLE BANCHE

Le banche non hanno mai ufficializzato la loro esposizione verso Risanamento. Dei quasi 3 miliardi di debito della società, circa 1,7 miliardi sono verso gli istituti di credito.

Secondo indiscrezioni mai smentite, Intesa vanta crediti verso Risanamento per circa 600 milioni, Unicredit per circa 300 milioni, Banco Popolare (compresa Italease BIL.MI) per 315 milioni, Pop Milano per circa 90 milioni.

E poi Rbs per 180 milioni, Eurohypo per 112 milioni, Bnl (Bnp (BNPP.PA)) per 46 milioni, Meliorbanca per 41 milioni e Mps per 20 milioni.

Si aggiungono poi i crediti verso le holding di Zunino che si sommano ai debiti di Risanamento: altri 276 milioni per il Banco Popolare, 73 milioni per Intesa, 40 per Unicredit e 10 per Bpm; l‘esposizione complessiva delle holding sarebbe di 438 milioni.

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