Pensioni, equiparazione graduale età solo nel pubblico - Sacconi

martedì 13 gennaio 2009 14:13
 

FIRENZE, 13 gennaio (Reuters) - Una equiparazione dell'età di pensionamento di vecchiaia fra uomini e donne, seppure graduale e flessibile, è pensabile in Italia solo nel settore pubblico e non nel privato.

Lo ha spiegato stamani a Firenze il ministro del Welfare, Maurizio Sacocni, in relazione alla lettera inviata ieri dal governo italiano a Bruxelles come risposta alla condanna comminata dall'Alta Corte di Giustizia.

"La scelta [dell'equiparazione dell'età pensionabile fra uomo e donna] è stata fatta nel pubblico, con flessibilità e gradualità, nel privato no", ha detto Sacconi a Firenze a margine della inaugurazione di Pitti immagine uomo.

Con una sentenza del 13 novembre scorso, la Corte del Lussemburgo ha condannato l'Italia ritenendo discriminante verso le donne impiegate nel pubblico l'obbligo di andare in pensione di vecchiaia a 60 anni, cinque anni prima degli uomini che ci vanno a 65.

L'Italia con la lettera di ieri si è impegnata a realizzare, in modo graduale e flessibile, l'aumento dell'età di pensionamento per le donne nel settore pubblico.

Il ministro ha spiegato che insieme con i ministri competenti (Pubblico impiego, Welfare, Politiche comunitarie, Economia, Esteri e Pari opportunità) entrerà "nel merito della misura da adottare ma abbiamo detto che l'adeguamento alla sentenza si limita al contenuto della sentenza stessa, si limita cioè al solo settore pubblico come è giusto che sia con modalità che la lettera stessa definisce flessibili e graduali".

Sacconi si è sempre detto contrario a una equiparazione generalizzata dell'età di vecchiaia tra i due generi nell'attuale situazione del mercato del lavoro italiano, di fatto svantaggiosa per le donne. E oggi ha spiegato: "Nel settore pubblico non ci sono quelle preoccupazioni e quelle controindicazioni che invece ci sono nel settore privato, cioé nel settore pubblico, anche in presenza di un elevamento dell'età di pensione, la donna non corre il rischio di dover a tutti i costi attendere l'età della pensione di vecchiaia in condizioni di disoccupazione, come invece può accadere nel settore privato. Il settore privato, purtroppo, ancora oggi non offre queste condizioni, quindi la scelta è stata: nel pubblico sì con flessibilità e gradualità, nel privato no".