Crisi ha spinto famiglie verso depositi, titoli Stato - Consob

lunedì 13 luglio 2009 13:07
 

MILANO, 13 luglio (Reuters) - La crisi dei mercati finanziari ha ulteriormente allontanato le famiglie italiane da strumenti a maggior rischio, come azioni, obbligazioni, risparmio gestito e polizze, spingendole in maggior misura verso depositi, risparmio postale e titoli di Stato. E' quanto emerge dalla relazione sul 2008 della Commissione nazionale per le società e la borsa che segnala come a fine 2008 il 62% della ricchezza delle famiglie risultasse investito in strumenti liquidi e a basso rischio contro il 51% di fine 2007.

Dal momento, spiega Consob, che a detenere almeno uno strumento finanziario più "rischioso" rispetto a depositi e titoli di Stato sono le famiglie mediamente più ricche, i dati aggregati dipendono soprattutto da loro.

Le famiglie con maggiore ricchezza finanziaria nel 2008 hanno venduto azioni, obbligazioni e prodotti del risparmio gestito per investire in depositi e titoli di Stato.

La quota dei depositi bancari e postali sulla ricchezza finanziaria complessiva dei nuclei familiari è aumentata di sei punti percentuali portandosi al 44% mentre i titoli di Stato sono passati al 18% dal 13%. In calo al 12,5% la quota di obbligazioni, bancarie e non, e al 6,8% quella di azioni.

Lo scorso anno è scesa al 9% dal 14% la percentuale delle famiglie che detiene prodotti del risparmio gestito, in linea con il trend generale della raccolta netta. In calo al 7% dal 12% quella di famiglie che detengono fondi comuni e in ulteriore riduzione (al 5,2% dal 6,4%) la già bassa percentuale di famiglie che hanno titoli di società quotate italiane.

Sebbene sia scesa al 7,7% dal 9,3% la fetta di famiglie che possiede obbligazioni bancarie italiane, Consob segnala come le obbligazioni bancarie siano diventate il secondo strumento finanziario più diffuso tra le famiglie dopo i titoli di Stato.

In un'altra sezione della relazione, la Commissione rileva come nel 2008 i rendimenti delle obbligazioni bancarie emesse presso investitori non professionali siano risultati in media allineati a quelli dei titoli di Stato con analoga vita residua.