UniCredit,Vienna chiederà quota B.Austria per bond stato - fonti

venerdì 11 settembre 2009 16:34
 

VIENNA, 11 settembre (Reuters) - L'Austria sta chiedendo a UniCredit (CRDI.MI: Quotazione) di prendere una quota in Bank Austria se inietterà capitale di stato nella divisione austriaca della banca guidata da Alessandro Profumo.

Lo riferiscono tre fonti vicine alle trattative, sottolineando che la proposta del governo austriaco prevede la possibilità di fare uno swap tra il capitale senza diritto di voto che eventualmente sarà iniettato nella banca e azioni ordinarie.

Questo swap verrebbe messo in pratica se la banca non dovesse far fronte agli impegni presi per l'ottenimento degli aiuti, dicono le fonti.

"Il diritto allo swap è un'opzione che è stata messa sul tavolo dal governo e verrà discussa la prossima settimana", dice una delle fonti.

Questa opzione sarebbe concepita come 'freno di emergenza' visto che l'obiettivo del governo non è quello di diventare azionista di Bank Austria ma solo di avere mezzi persuasivi per far rispettare le regole sul capitale.

Un portavoce del ministro delle Finanze non ha commentato, mentre Bank Austria e UniCredit hanno dichiarato che colloqui con il governo austriaco sono in corso senza scendere nei dettagli.

Secondo le altre due fonti, la proposta è stata fatta a Bank Austria e UniCredit nel'ambito di colloqui che a livello informale vanno avanti da mesi, ma ora si sta entrando in una fase più concreta.

In realtà l'urgenza di ricorrere a strumenti di capitale governativi per rafforzare il patrimonio sembra stia venendo meno in questi ultimi mesi. UniCredit, così come Intesa Sanpaolo (ISP.MI: Quotazione), potrebbe alla fine non ricorrere a questi strumenti.

Nel corso della conference call sulla trimestrale del 4 agosto scorso, Profumo aveva dichiarato che sui Tremonti bond sono in corso colloqui con il governo italiano e una decisione finale sul tema è prevista a settembre.

Il 18 marzo scorso il cda di UniCredit ha dato mandato a Profumo per negoziare le condizioni relative all'emissione di strumenti di capitale governativi fino a 4 miliardi, destinati a essere sottoscritti dal governo italiano, da quello austriaco e anche da investitori terzi.