Commissione Ue non vede recessione in Italia e Francia

mercoledì 10 settembre 2008 11:55
 

BRUXELLES (Reuters) - La crescita della zona euro nel 2008 sarà molto inferiore a quanto previsto in precedenza e l'inflazione decisamente superiore a causa della turbolenza finanziaria, del rialzo dei prezzi delle materie prime e della crisi del settore immobiliare.

Lo sostiene la Commissione Ue che ha pubblicato oggi le sue 'interim forecast', riducendo la stima per il Pil della zona euro per quest'anno a 1,3% da 1,7% previsto lo scorso aprile.

Secondo la Ue, la zona euro non cadrà in recessione tecnica, mentre, guardando ai singoli paesi, la Germania registrerà un calo del Pil di 0,2% tra luglio e settembre, dopo un secondo trimestre negativo, finendo, quindi, in una fase recessiva. Anche Spagna e Gran Bretagna soffriranno la stessa sorte, mentre sia la Francia che l'Italia scamperanno questo pericolo segnando solo una stagnazione nel terzo trimestre dopo una contrazione del Pil nel secondo.

RISCHI ZONA EURO VISTI IN APRILE SI SONO MATERIALIZZATI

Tornando alla zona euro nel suo complesso, la Commissione scrive nel report pubblicato oggi: "i maggiori rischi identificati nella previsione di aprile si sono materializzati, con la turbolenza dei mercati che si è acuita, i prezzi delle materie prime che sono saliti e gli shock in diversi mercati immobiliari che si sono diffusi".

L'esecutivo Ue ha alzato la sua stima per l'inflazione della zona euro nel 2008 a 3,6% da 3,1% indicato in precedenza.

"Si tratta di una revisione al rialzo, anche se l'inflazione potrebbe essere a un punto di svolta, dal momento che l'impatto dei passati aumenti per i capitoli energia e alimentari verranno meno gradualmente nei prossimi mesi" secondo la Commissione.

Per Bruxelles i rischi che gravano sulle previsioni di crescita sono al ribasso. Se si materializzeranno, la crescita potrebbe risultare addirittura a 1,1%.

"I rischi sullo scenario di inflazione [rimangono] orientati verso l'alto dal momento che la zona euro potrebbe sperimentare effetti di secondo livello da qui a fine anni, anche se, per ora, non ci sono prove di alcun effetto diffuso di questo tipo", dice la Commissione.

 
<p>Una bandiera dell'Unione Europea. REUTERS/Karoly Arvai (HUNGARY)</p>