Scudo, Italia rischia Corte Ue su riciclaggio - Sforzolini

venerdì 9 ottobre 2009 16:30
 

ROMA, 9 ottobre (Reuters) - L'Italia rischia di essere citata dalla Commissione europea davanti alla Corte di giustizia perché la terza versione dello scudo fiscale viola la direttiva antiriciclaggio.

Lo sostiene l'avvocato Giuseppe Scassellati Sforzolini, che è partner dello studio Cleary-Gottlieb, in un intervento pubblicato su Lavoce.info, il sito degli economisti coordinati da Tito Boeri.

"Lo Stato italiano può essere citato dalla Commissione europea davanti alla Corte di giustizia perché questa constati la violazione ai sensi dell'articolo 226 del Trattato Ce", dice l'autore dell'intervento.

In alternativa, "non solo qualsiasi giudice, ma anche qualsiasi autorità pubblica, è tenuta a disapplicare una norma interna, anche di rango primario, contraria a una disposizione di una direttiva, applicando in sua vece la disposizione della direttiva stessa, se sufficientemente chiara, come in questo caso".

L'emendamento inserito dal Parlamento all'articolo 13 del decreto 78/2009 prevede che alle operazioni di emersione fatte con lo scudo fiscale non si applica l'obbligo di segnalazione delle operazioni sospette.

Intervenendo in aula alla Camera, il governo ha fornito un'interpretazione diversa della norma, sostenendo che gli obblighi di segnalazione restano per tutti i reati non sanabili con lo scudo, come i reati di mafia e di finanziamento al terrosmo.

Sforzolini ritiene però che la legge italiana elimini "completamente l'obbligo di segnalazione", spingendosi "molto oltre quanto disposto in tema di coordinamento con la normativa anti-riciclaggio". "Senza addentrarsi nel tema, invero complesso e controverso, dell'estensione della non punibilità penale introdotta dal nuovo scudo fiscale, basti osservare che, se fosse fuor di dubbio che non si estende alle attività criminose, il Parlamento non avrebbe avvertito la necessità di sospendere completamente l'obbligo di segnalazione, contrariamente al precedente scudo fiscale del 2001 e alla versione soft approvata con il decreto 78/2009: entrambi non a caso escludevano espressamente la punibilità dei soli reati di natura fiscale", continua l'Avvocato.

Per Sforzolini, quindi, la normativa sullo scudo viola la direttiva europea 2005/60 sull'antiriclaggio, che vieta agli Stati membri di sospendere gli obbligo di segnalazione.

La legge italiana sull'antiriciclaggio prevede che gli intermediari segnalino le operazioni sospette all'Unità di informazione finanziaria (Uif), organismo della Banca d'Italia. Spetta poi a Via Nazionale attivare Guardia di finanza e magistratura.

Non è chiaro se a questo punto Uif/Bankitalia debbano chiarire se prevale la legge italiana, che con lo scudo disapplicherebbe l'obbligo di segnalazione, o la direttiva europea che potrebbe essere sufficientemente chiara per essere applicata anche senza provvedimenti attuativi.