9 febbraio 2009 / 17:58 / tra 9 anni

Eurogruppo al via, Francia e Germania per vertice straordinario

BRUXELLES, 9 febbraio (Reuters) - Sullo sfondo di un clima economico e finanziario che almeno al momento non accenna a migliorare prende il via la consueta riunione mensile dei ministri delle finanze Uem.

Sollecitata da Berlino e Parigi, la presidenza ceca ha richiesto stamane l‘ennesimo vertice d‘emergenza da dedicare alla crisi finanziaria, mentre non si placa la tensione sullo spinoso dossier degli aiuti al settore auto messi in cantiere dalla Francia.

Sul tavolo dell‘incontro informale stanno naturalmente anche le continue difficoltà del mercato creditizio, che concorrono a soffocare una ripresa economica al momento ancora lontana.

In una lettera alla presidenza di turno dell‘Unione, dal primo gennaio scorso la Repubblica ceca, il cancelliere tedesco Angela Merkel e il presidente francese Nicolas Sarkozy chiedono la convocazione di un vertice straordinario entro fine mese che metta in primo piano la ripresa dei finanziamenti.

“Il ripristino dell‘offerta di credito dev‘essere la nostra massima priorità”, si legge nella copia della missiva ottenuta da Reuters. “Dobbiamo rinnovare l‘impegno al ritorno a conti pubblici sostenibili”.

PROGRAMMA STABILITA’ ITALIA INOLTRATO, NO A PROTEZIONISMO

Passando brevemente all‘Italia, inviato venerdì scorso alla Commissione che dovrebbe pronunciarsi il 25 febbraio prossimo, il programma di stabilità ipotizza un prodotto interno lordo in contrazione del 2,0% quest‘anno e in ripresa di un modesto 0,3% il prossimo, livelli identici a quelli prospettati dalle ‘interim forecast’ di Bruxelles.

Rigorosamente silenzioso il ministro Giulio Tremonti all‘ingresso dei lavori di questa sera.

Scarse del resto le indicazioni sul tono della riunione serale anche da parte dei pochi colleghi che decidono di fermarsi brevemente di fronte ai cronisti.

Sul tema di crescita e conti pubblici unico a soffermarsi l‘olandese Wouter Bos, secondo cui è sbagliato concedere troppo tempo per il riordino del bilancio ai paesi con alto disavanzo.

“Siamo tutti d‘accordo che i paesi che superano quel tetto [il 3% nel rapporto deficit/Pil] debbano avere a disposizione un po’ più di tempo per tornare alla sostenibilità dei conti pubblici”, spiega.

“Dovremmo però evitare di dare incentivi sbagliati, per esempio concedendo ampio margine di rientro a paesi con un deficit elevato: il superamento del tetto dev‘essere temporaneo”, avverte.

A questo proposito, leggermente più ottimista delle stime della Commissione l‘ultimo documento del governo italiano parla di un disavanzo pubblico a 3,7% del Pil quest‘anno e 3,3% il prossimo dopo il confortante 2,6% del 2007.

E’ comunque come sempre chiamata a fare il punto sullo stato di salute di economia e finanza pubblica, con un prevedibile accenno ai problemi del sistema bancario, la riunione informale di questa sera. Un parere potrebbe anche emergere dal giro di consultazioni sui diversi pacchetti di stimolo fiscale messi a punto dai singoli paesi comunitari.

“La Commissione dovrà esaminare con estrema attenzione i dettagli dei sussidi e le relative condizioni in modo da garantire che rispettino le regole sugli aiuti di Stato e del mercato unico”, dice il portavoce Ue per la concorrenza Jonathan Todd commentando il piano francese per il settore auto.

Parigi ha annunciato oggi che concederà a Peugeot-Citroen (PEUP.PA) e Renault (RENA.PA) un finanziamento da 3 miliardi di euro ciascuna della durata di cinque anni al tasso di 6% a condizione che i gruppi non chiudano gli stabilimenti francesi.

E’ quindi sul tema assai sensibile e più che mai attuale anche negli Usa del protezionismo economico che si soffermano alcuni dei ministri Uem all‘ingresso.

“Stanno tutti conducendo politiche che proteggono la propria industria, ma ritengo si resti del parere di non perseguire tendenze protezionistiche”, dice il tedesco Peer Steinbrueck.

“La situazione è ovunque molto difficile: esiste sempre la tentazione di crecare di risolvere i problemi sulla base della situazione nazionale avvantaggiando i lavoratori locali”, osserva lo spagnolo Pedro Solbes.

“Non dobbiamo dimenticare che il protezionismo è sempre stato una cattiva soluzione: dobbiamo trovare strumenti di altra natura per cercare di aiutare i cittadini”, conclude.

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