September 9, 2008 / 5:19 PM / 9 years ago

FACTBOX - Federalismo fiscale, la bozza del ddl giovedì al cdm

6 IN. DI LETTURA

9 settembre (Reuters) - La bozza del disegno di legge delega sul federalismo fiscale predisposto dal ministro leghista per la Semplificazione legislativa Roberto Calderoli sarà esaminato in via preliminare dal Consiglio dei ministri di giovedì 11 settembre, secondo quanto detto dal ministro dell'Interno Robero Maroni.

L'ultima stesura della bozza consultata da Reuters è composta da 22 articoli divisi in sette capitoli.

Lo stesso Calderoli ha precisato nei giorni scorsi che il ddl sarà un collegato di sessione alla Finanziaria 2009, cioè dovrà essere approvato negli stessi tempi della Finanziaria, entro la fine del prossimo dicembre e sarà dunque approvato dal cdm entro la fine di settembre dopo il suo esame da parte della conferenza unificata Stato-Regioni.

L'attuazione Dell'articolo 119 Della Costituzione

Scopo del ddl, che non è una legge di riforma costituzionale e che quindi non necessita di alcun tipo di approvazione speciale, è attuare l'articolo 119 della Costituzione, in particolare il suo secondo capoverso laddove prevede che "alle Regioni sono attribuiti tributi propri e quote di tributi erariali, in relazione ai bisogni delle Regioni per le spese necessarie ad adempiere le loro funzioni normali".

La riforma applica tale disposizione anche a comuni e province (della abolizioni delle quali si è a lungo parlato in campagna elettorale ma che ora vengono invece rilanciate) ed alle aree metropolitane in via di costituzione.

Per quel che riguarda le competenze trasferite a Regioni ed enti locali resta valido quanto stabilito dalla riforma costituzionale del Titolo V attuata nel 2001.

Le Novita' Introdotte Con La Riforma

Sul lato della spesa la riforma trasferisce alle Regioni anche le voci istruzione e finanziamento degli enti locali. Secondo uno studio della Cgia di Mestre, la gestione della spesa da parte delle Regioni a statuto ordinario (lo studio non considera le Regioni a statuto speciale) passerebbe con la riforma dagli attuali (dati 2005) 116,246 miliardi a 159,309 miliardi, con un incremento di circa 43 miliardi pari a circa il 37% in più.

Dal punto di vista impositivo la riforma comporterà il trasferimento a Regioni ed enti locali di alcune tasse ora gestite a livello centrale, con possibilità di autonomia impositiva sulle tasse trasferite.

La riforma introdurrà altre novità di grande rilievo, sulle quali si sta già sviluppando un ampio dibattito, quali: la perequazione fra le Regioni e gli enti locali (che comporterà trasferimenti dalle zone più ricche a quelle più povere del Paese, anche interni alle singole Regioni fra suoi enti locali); il passaggio dal concetto di spesa storica (che prevede la formazione dei bilanci dei singoli settori prendendo come base la spesa dell'anno precedente ed attuando gli aggiustamenti in base al mutare delle condizioni) a quello di costo standard (che si basa su livelli di qualità e di efficienza del servizio erogato in relazione alla quantità dell'utenza); un periodo di transizione per il passaggio a regime delle nuove norme.

Su tutti questi punti c'è però ancora un dibattito aperto all'interno della maggioranza, a livello istituzionale ed a livello politico.

La Posizione Di Calderoli

Il ministro leghista ha in queste settimane svolto un grande lavoro per giungere alla stesura di un testo il più possibile condiviso a livello di maggioranza, confrontato con le varie istituzioni coinvolte, che tenesse conto anche del parere delle opposizioni.

La preoccupazione politica maggiore di Calderoli sembra essere quella che la riforma entri in vigore in tempi certi e cioè: "entro Natale" l'approvazione in Parlamento del disegno di legge delega, entro sei mesi dall'approvazione della delega uno o più decreti delegati attuativi della riforma che, assieme alla riforma costituzionale, "potrebbe giungere entro l'inizio del 2010, visto che le quattro letture parlamentari partiranno da gennaio 2009" (i virgolettati sono tratti da quanto detto da Calderoli nel corso di una conferenza stampa sul tema al Meeting di Rimini il 28 agosto scorso).

Il Trasferimento Delle Imposte

Secondo l'illustrazione fatta dallo stesso Calderoli, il federalismo prevede, come sostentamento impositivo per gli enti locali: un contributo comunale sugli immobili che raggruppi le attuali 12-13 tasse immobiliari; un contributo provinciale legato all'automobile; una tassa regionale che ruoterà "attorno ai servizi alla persona".

Sul tipo di tasse da trasferire (che sarà stabilito da un decreto delegato) al momento non c'è molta chiarezza e ci sono state anche diverse polemiche. In particolare il dibattito riguarda la nuova tassa comunale legata agli immobili (i critici parlano di una sorta di reinserimento di una nuova Ici anche sulle prime case, appena tolta) e quella regionale che, per Calderoli, dovrebbe essere gran parte del gettito Irpef e per altri potrebbe riguardare l'Irap più le addizionali Irpef.

Il passaggio da spesa storica a costi standard ha i suoi nodi maggiori nell'individuazione di standard validi per tutti (la quantità del personale, specie nel settore sanitario, pare essere uno dei problemi maggiori), nell'individuazione dei criteri perequativi e nella quantificazione del periodo transitorio, tutte cose che dovrebbero essere definite dai decreti delegati.

Proprio perché le questioni più delicate sono delegate a successivi decreti governativi, numerosi esponenti delle opposizioni ed esponenti degli enti locali contestano gli aspetti di delega della riforma.

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