June 9, 2009 / 2:09 PM / 8 years ago

Banche, Usa più attrezzate per crisi, trim1 in crescita - R&S

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MILANO, 9 giugno (Reuters) - Le banche Usa sono ora meglio attrezzate rispetto alle concorrenti europee per affrontare un eventuale peggioramento dell'economia reale.

E' questa la fotografia scattata sulle banche internazionali da R&S che mette in rilievo inoltre come le banche italiane abbiano nel 2008 performato meglio delle concorrenti europee e un primo trimestre per tutte in ripresa.

Il rapporto prende in considerazione 66 banche commerciali di Europa, Giappone e Usa nel decennio dal 1998 al 2007 e le principali banche cinesi dal 2004 al 2007. Per le banche europee e americane l'analisi si estende per alcuni temi anche al 2008 e al primo trimestre 2009.

BANCHE USA MEGLIO ATTREZZATE PER CRISI, TRIM1 RASSICURANTE

Le banche Usa hanno adottato negli anni una politica di regolare svalutazione dei crediti che ha portato a fine 2008 una quota di crediti dubbi in bilancio pari ad appena lo 0,95% del patrimonio netto. Questo dato applicato alle banche europee è pari invece al 15,9%.

Anche il grado di copertura dei crediti dubbi attraverso fondi rettificativi è molto diverso. Negli Usa è superiore al 100% e si attesta nel 2008 al 106,8%, mentre in Europa è al 57%.

I numeri non lasciano dunque adito a dubbi: nella misura in cui sarà più severa la caduta dell'economia reale la più prudente politica americana di trattamento dei crediti può costituire un vantaggio.

I primi tre mesi del 2009 descrivono tuttavia un quadro in miglioramento. Le principali banche americane hanno chiuso il periodo con utili netti per 12 miliardi di dollari (da -20,7 miliardi del quarto trimestre 2008), mentre in Europa si è passati da una perdita di 11,8 miliardi di euro a un utile di 6,1 miliardi.

In questo quadro le due principali banche italiane, Intesa Sanpaolo (ISP.MI) e UniCredit (CRDI.MI), nel 2008 hanno registrato utili netti pari al 14,6% del fatturato contro il -6% delle maggiori banche europee. Allargando il campione alle banche comprese tra i primi trenta titoli quotati, la quota di utili sul fatturato del 2008 è al 12,1%.

I dati delle italiane sono migliori rispetto all'Europa anche in termini di cost/income (66,2% in Italia contro il 72,6% europeo) e di perdite su crediti (13,4% contro 23,6%) anche se in quest'ultimo caso potrebbero aver inciso politiche di svalutazione più aggressive.

Ratios Basilea Ii Poco Idonei a Segnalare Crisi

I ratios patrimoniali fissati da Basilea II per verificare la solvibilità e il grado di solidità delle banche sembrerebbero aver fallito nel loro compito principale.

Il Total Capital Ratio è rimasto, infatti, sempre ben al di sopra del minimo regolamentare mostrandosi particolarmente elevato proprio per quelle banche che poi hanno mostrato le situazioni più problematiche.

E' il caso di Ubs UBSN.VX che al 30 giugno 2008 aveva un total capital ratio al 15,7% o di Royal Bank of Scotland (RBS.L) al 13,1%. Entrambe sono state poi oggetto di pesanti interventi di soccorso pubblico.

Il quadro non cambia di molto oltreoceano. Banche come Washington Mutual, fallita a settembre, o JP Morgan e (JPM.N) o Bank of America (BAC.N), che hanno ricevuto robusti sussidi statali, erano a metà 2008 tra le prime dieci del paese in termini di Total capital ratio.

Allo stato esistono alcuni indicatori che meglio individuano situazioni problematiche. Tra questi R&S segnala il rapporto tra passività di bilancio e patrimonio netto tangibile.

Lo dicono i numeri: Hypo Real Estate HRXG.DE, anch'essa oggetto di un pesante intervento pubblico, e Ubs a fine 2007 erano in testa a questa speciale classifica con rapporti pari a 112 e 79,7.

Sempre in tema di qualità dell'attivo R&S rileva come a fine 2008 le banche europee avevano nei bilanci attività di Classe 3, cioè illiquide, pari al 97% del patrimonio netto tangibile con valori più alti per Dexia DEXI.PA (DEXI.BR) (650%), Deutsche Bank (DBKGn.DE) (398%) e Ing ING.AS (275%).

Negli Usa il rapporto oscilla tra 111% e 78% e vede ai primi posti Citigroup (C.N) e Wells Fargo (WFC.N).

Stato Sottoscrive Circa 50% Aumenti Capitale 2008

Il 2008 è stato caratterizzato da robusti interventi pubblici nelle banche mondiali.

In termini assoluti l'intervento più corposo, tenendo conto anche delle garanzie, è stato effettuato in Gran Bretagna con un valore fino a 746,7 miliardi di euro per sei banche. Seguono Usa (fino a 561,5 miliardi) e Germania (fino a 261,2 miliardi).

L'Italia è a metà classifica con 9,85 miliardi per le cinque banche che hanno mostrato interesse per i Tremonti bond.

Considerando esclusivamente le iniezioni di capitale, lo Stato ha assicurato circa la metà dei fondi richiesti al mercato sia in Europa sia negli Usa.

Nel primo caso a fronte di aumenti di capitale per 115 miliardi di euro, 52 sono stati sottoscritti dai governi nazionali. Negli Usa lo Stato ha sottoscritto 119,6 miliardi di dollari con azioni senza voto a fronte di un ammontare complessivo di 235 miliardi.

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