June 8, 2017 / 2:12 PM / a month ago

SINTESI-Bce, rubinetto Qe resta aperto, tassi non caleranno ma neanche saliranno

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MILANO, 8 giugno (Reuters) - La Banca centrale europea non intende stringere i cordoni della borsa, sottraendo linfa alla zona euro in un momento in cui la crescita sembra ripartire ma in corsa solitaria, lasciandosi alle spalle un'inflazione che continua a latitare.

E' per questo che il pacchetto ultra-espansivo del programma degli acquisti Qe proseguirà al ritmo attuale di 60 miliardi di euro al mese per lo meno fino a fine anno, se non oltre.

Ben oltre l'orizzonte della fine del Qe, dice il comunicato che accompagna la prevista conferma del costo del denaro, i tassi di riferimento rimarranno "sui livelli attuali".

Quello che sembra chiudersi oggi, in occasione del consiglio riunito nella capitale estone, è il ciclo dei tagli dei tassi, iniziato ormai nel dicembre 2011 e culminato nel marzo dell'anno scorso, con il rifinanziamento principale a zero e il tasso sui depositi marginali a -0,4%.

La primissima reazione dei mercati non si fa attendere, ma il movimento rientra in modo vistoso quando, nella fase delle domande e delle risposte Draghi, entra più nel dettaglio.

"Abbiamo eliminato il 'bias' ribassista sui tassi dal momento che sono venuti meno i rischi di lungo periodo sull'inflazione... se dovessero ricomparire, saremmo certamente pronti a tagliare nuovamente i tassi".

E' così che i rendimenti sui governativi europei tornano a imboccare la china discendente fino a minimi da sei settimane nel caso del decennale tedesco e addirittura da gennaio per l'analogo francese.

Abolito dal comunicato ufficiale, il riferimento a un eventuale nuovo taglio dei tassi -- naturalmente soltanto in caso di deterioramento delle condizioni economiche -- ricompare così nei commenti a braccio del banchiere centrale.

E ancora: nonostante i rischi sulla crescita siano diventati "equilibrati" in luogo che "al ribasso" -- come ampiamente anticipato dagli 'Ecb watcher' -- il consiglio, al cui interno nessuno ha espresso dissenso, non ha discusso della possibilità di un 'tapering' nel mese di settembre.

Quella che potrebbe essere definita come una temporanea vittoria delle 'colombe' sui 'falchi' è del resto in ampia parte giustificata dalle evoluzioni stesse del quadro macro -- economia che riparte ma inflazione al palo.

Rispetto alle proiezioni di marzo, le odierne stime trimestrali dello staff sono infatti improntate a moderato ottimismo sulla crescita ma non fanno affatto ben sperare sul fronte prezzi.

Se le attese sul Pil vengono corrette di un decimo al rialzo per l'intero triennio 2017/2019 -- per cui l'attesa passa oggi a rispettivi 1,9%, 1,8% e 1,7% -- più aggressiva è la revisione al ribasso sullo scenario di inflazione: 1,5% da 1,7% quest'anno, 1,3% da 1,6% il prossimo e 1,6% da 1,7% nel 2019.

Dopo la doccia fredda dei dati Eurostat di maggio, al tasso annuo di 1,4% da 1,9% di aprile, va una volta di più ricordato che la garanzia della stabilità dei prezzi -- con un obiettivo ufficiale di 'inferiore ma prossimo a 2%' -- è l'unico mandato della banca centrale europea.

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