ECONOMICA-Per calo debito pubblico emerge appiglio deflatore Pil

venerdì 16 settembre 2016 11:45
 

di Luca Trogni

MILANO, 16 settembre (Reuters) - Il calo del debito/pil è obiettivo ambito dal governo Renzi. L'ultima discesa risale ormai a quasi 10 anni fa. Ma anche quest'anno più di un fattore sembra far svanire il raggiungimento del target.

L'Italia cresce meno del previsto; il tasso di inflazione non si riprende nonostante la politica espansiva della Bce; il gettito da privatizzazioni rischia di rimanere sotto il miliardo rispetto agli otto previsti.

In questo quadro, ben peggiore di quello definito in primavera nel Documento di economia e finanza, la modesta discesa del debito/pil al 132,4% dal 132,7% di fine 2015 sembra allontanarsi.

Ma non tutto è perso, vi è un fattore poco considerato che riavvicina decisamente il rapporto all'obiettivo.

Il Pil che viene considerato nel denominatore del rapporto è quello nominale che si compone della crescita reale -- tasto dolente in questo 2016 -- e del deflatore del Pil che misura e pondera le variazioni di prezzo delle sue componenti: consumi, investimenti, esportazioni e importazioni.

Queste ultime, avendo origine in paesi esteri, riducono il valore del prodotto interno lordo. E analogamente le variazioni di prezzo delle importazioni vengono considerate con il segno opposto: se i loro prezzi salgono fanno diminuire il deflatore del Pil, se scendono lo fanno aumentare.

Ebbene, nei primi sei mesi dell'anno il deflatore del Pil, proprio grazie ai prezzi dell'import, è salito di oltre l'1%.

"Per l'Italia c'è stato un miglioramento della ragione di scambio. I prezzi all'importazione sono scesi molto ed essendo l'import una componente negativa del Pil questo fa aumentare il deflatore", spiega Stefania Tomasini, responsabile di Prometeia per l'economia italiana.   Continua...