ECONOMICA -Per Renzi scommessa aperta con Ue dopo scontri dialettici

venerdì 22 gennaio 2016 13:20
 

di Luca Trogni

MILANO, 22 gennaio (Reuters) - Il precedente risale alla primavera 2003. L'allora ministro dell'Economia Giulio Tremonti abbandonò una riunione Ecofin bloccando l'approvazione della direttiva Ue sul risparmio come reazione all'indisponibilità dei colleghi europei ad approvare una sanatoria per i produttori italiani di latte che non avevano rispettato le quote fissate da Bruxelles.

Il recente stop di Matteo Renzi ai finanziamenti Ue alla Turchia per i migranti, voce per la quale la stessa Italia chiede di poter alzare ulteriormente il deficit, presenta più di un'analogia. Il veto nel contesto attuale è tuttavia su un tema molto più delicato, la richiesta di più ampia portata.

Il presidente del Consiglio punta i piedi pensando ad altri motivi di dissidio, come quello dell'ok al gasdotto North Stream, nonostante le sanzioni alla Russia, di nessun interesse per l'Italia a differenza del progetto, arenato, relativo a South Stream. Ma soprattutto non vuole che in Europa il grado di flessibilità in tema di conti pubblici dell'epoca Juncker sia troppo limitato per rendere accettabile l'ultima manovra finanziaria del governo italiano.

Negli scorsi giorni sia il presidente della Commissione sia il commissario agli Affari economici Pierre Moscovici si sono spostati su posizioni più morbide nei confronti dell'Italia, mettendo da parte i toni severi con cui avevano reagito alle critiche provenienti dall'Italia.

Renzi mantiene il punto, sorvola, a suo modo, sulle critiche di Juncker, provvedendo a trovare un nuovo interlocutore per la commissione nel neo-ambasciatore Carlo Calenda, e rilancia la sua opposizione alla rigida applicazione delle regole sui conti pubblici.

Basterà per ottenere da Bruxelles l'approvazione primaverile del bilancio 2016 con il deficit al 2,4% e non all'1,8% inizalmente concesso?

Le colombe citano il caso di Francia e Spagna, paesi sotto procedura di infrazione a Bruxelles per via di un rapporto deficit/pil ampiamente sopra il 3%, e quindi considerati possibili alleati per sostenere una scelta politica espansiva.

Madrid, però, può vantare per l'anno in corso una crescita che, secondo le recenti stime Fmi salirà sino al 2,7%, anche se a novembre sono stati sollevati dubbi sull'aderenza alle richieste comunitarie. Mentre Parigi, oltre al giudizio sostanzialmente positivo della Commissione, può sfruttare il suo peso politico che ha permesso in passato di avere un migliore trattamento rispetto ad altri paesi in condizioni analoghe.   Continua...