Risoluzione 4 banche, bond subordinati pagheranno bollo, non compensano perdita

venerdì 27 novembre 2015 15:21
 

ROMA, 27 novembre (Reuters) - I titolari dei 788 milioni di bond subordinati che sono stati azzerati nella procedura di risoluzione per salvare Banca Marche, Banca Etruria, Carife e CariChieti, si vedranno addebitare sui loro conti complessivamente qualche centinaia di migliaia di euro di imposte di bollo nonostante abbiano perso tutto.

Lo dice Alessandro Pedone, responsabile risparmio dell'Aduc, una associazione di tutela dei piccoli investitori, secondo il quale "a fine anno, con il rendiconto del dossier titoli, questi investitori si vedranno addebitare anche l'imposta di bollo dello 0,20% sul nominale".

Questa imposta colpisce i risparmiatori privati, cosiddetti nettisti ai fini fiscali, e non gli istituzionali. Non sono noti i dati di ripartizione di questi subordinati tra le due categorie di investitori. Una fonte di Banca Etruria stima per esempio che "i 340 milioni di subordinati siano andati per circa metà al retail".

Ma a questa beffa si somma un ulteriore danno per i bondisti, che hanno già visto azzerare l'intero investimento, spiega Pedone.

"Questi investitori non possono utilizzare il credito di imposta del 26% sulla minusvalenza ai fini del capital gain, perché si tratta di un azzeramento e non di una cessione a titolo oneroso", spiega a Reuters.

Le banche hanno avuto invece un incentivo a emettere questi titoli subordinati, intanto perché gli interessi che pagano ai sottoscrittori sono "tutti fiscalmente deducibili". Pedone cita una circolare dell'agenzia delle Entrate del marzo 2012 secondo cui questo aiuto fiscale serviva a "contribuire al processo di rafforzamento patrimoniale degli intermediari mediante l'emissione di strumenti finanziari computabili ai fini della loro adeguatezza patrimoniale".

Inoltre, tra luglio 2011 e inizio 2012, l'aliquota fiscale su queste emissioni era stata abbassata al 12,5%, come quella dei titoli di Stato, consentendo di collocare questi prodotti a tassi meno onerosi per la banca. Ora l'aliquota è del 26%, mentre è restata al 12,50 per i titoli di Stato.

(Stefano Bernabei)

- Ha collaborato Giuseppe Fonte

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