Pensioni, Renzi: taglio mina fiducia. Inps: proposte di equità

giovedì 5 novembre 2015 15:39
 

di Francesca Piscioneri

ROMA, 5 novembre (Reuters) - Il governo ha deciso di non tagliare le pensioni per non intaccare il fragile clima di fiducia che si respira nel Paese, dice Matteo Renzi.

Gli replica l'Inps, che proprio oggi rende noto alla stampa il documento dall'eloquente titolo "Non per cassa ma per equità", consegnato da Tito Boeri a fine giugno al governo ma rimasto nel cassetto. Si tratta delle proposte dell'istituto di previdenza per abbattere la povertà che colpisce soprattutto gli over 55 e favorisce il ricambio generazionale attraverso un sistema di uscite anticipate e un prelievo su pensioni e vitalizi elevati.

"Noi paghiamo ogni anno 250 miliardi di euro di pensioni. Tagliamo lì? Io penso sia un errore. Alcuni correttivi proposti dall'Inps di Tito Boeri avevano un valore di equità: si sarebbe chiesto un contributo a chi ha avuto più di quanto versato", ha spiegato il premier a Bruno Vespa nel libro 'Donne di cuori'.

"Non mi è sembrato il momento: dobbiamo dare fiducia agli italiani. Se metti le mani sulle pensioni di gente che prende 2.000 euro al mese, non è una manovra che dà serenità e fiducia", ha tagliato corto Renzi.

Negli stessi minuti l'Inps spiega che l'intervento sulle cosiddette pensioni d'oro riguarderebbe circa 250.000 soggetti (con assegni elevati non giustificati dai contributi versati), oltre a più di 4.000 percettori di vitalizi per cariche elettive.

Per le pensioni tra i 3.500 e i 5.000 euro lordi mensili l'Inps propone di bloccare l'indicizzazione fino a quando l'assegno non raggiungerà il livello che avrebbe avuto con il calcolo contributivo, quindi non si tratta di riduzione nominale degli importi. Mentre per gli assegni superiori ai 5.000 euro viene richiesto di fatto un contributo.

Nel caso dei vitalizi per le cariche elettive, la pensione sarebbe invece ricalcolata interamente con il metodo contributivo, spiega il documento.

I risparmi legati al ricalcolo delle pensioni servono a coprire la flessibilità in uscita per i lavoratori con lunghe anzianità contributive (escluso chi ha iniziato prima dei 18 anni e chi prende meno di 3 volte il minimo, cioè 1.500 euro lordi mensili). Il taglio massimo dell'assegno è di circa il 10%, la platea di 30.000 persone all'anno e in via di riduzione.

La pensione anticipata avrebbe oneri a partire da circa 1,5 mld nel 2016 per arrivare a un picco di 4 mld tra 2019-2010.

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