28 aprile 2015 / 13:43 / tra 2 anni

PUNTO 1-Fisco, Cassazione ammette uso lista Falciani come fonte prova

* Le informazioni sono utilizzabili anche se frutto di reato

* Legale: la sentenza stabilisce un principio vincolante

* Ne esce rafforzata la ‘voluntary disclosure’ del governo (Aggiorna con dichiarazioni legale e contesto)

di Giuseppe Fonte

ROMA, 28 aprile (Reuters) - La sesta sezione civile della Cassazione ha autorizzato il fisco italiano ad usare la ‘lista Falciani’ come fonte di prova, rendendo più semplice perseguire gli evasori.

“L‘amministrazione finanziaria nella sua attività di accertamento può, in linea di principio, avvalersi di qualsiasi elemento con valore indiziario”, si legge nella sentenza depositata in cancelleria oggi, che chiude il primo processo istruito a causa della lista.

Hervé Falciani è l‘informatico che ha trafugato i nomi di oltre 7.000 clienti, tra cui molti italiani, della filiale svizzera di Hsbc.

Finora l‘Agenzia delle entrate ha considerato la lista Falciani sostanzialmente inutilizzabile perché frutto di materiale rubato.

Ora, però, le carte sono cambiate: la sentenza “fa immediatamente giurisprudenza e stabilisce un principio vincolante”, spiega Asa Peronace, il legale che ha difeso il contribuente nel processo oggetto della sentenza.

“L‘effetto concreto è che tutti vorranno fare la ‘voluntary disclosure’. Non c‘è bisogno che entri in vigore lo scambio di informazioni fiscali con la Svizzera”, prosegue.

La procedura di collaborazione volontaria permette a chi ha nascosto i capitali in Italia o all‘estero di mettersi in regola pagando tutto il dovuto. In cambio lo Stato riconosce uno sconto sulle sanzioni amministrative e la non punibilità sul piano penale.

L‘evasione fiscale sottrae allo Stato 91 miliardi l‘anno, secondo uno studio pubblicato dal ministero dell‘Economia a ottobre.

La sentenza stabilisce che sono utilizzabili “i dati bancari acquisiti dal dipendente infedele di un istituto bancario, senza che assuma rilievo l‘eventuale reato commesso dal dipendente stesso e la violazione del diritto alla riservatezza dei dati bancari”.

Asa Peronace usa toni critici: “Il giudice ha voluto privilegiare [l‘esigenza di riscuotere] il gettito alla tutela dei diritti costituzionali del contribuente”.

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