Manovra, non solo precari: polemiche anche su assegno sociale

lunedì 28 luglio 2008 18:39
 

ROMA (Reuters) - Oltre alla norma sui precari, opposizione e sindacati contestano apertamente un'altra misura del decreto legge sulla manovra, che nella sostanza pone una stretta sui requisiti per accedere all'assegno sociale.

I nuovi criteri, introdotti durante una seduta notturna a Montecitorio, prevedono infatti la residenza continuativa in Italia per almeno 10 anni e la necessità di dimostrare, sempre negli ultimi 10 anni, di aver lavorato e versato contributi per ottenere l'assegno.

"Con un colpo di mano notturno e senza alcuna possibilità di discussione, la maggioranza ha cancellato di fatto e in un solo colpo 800 mila assegni sociali", dichiara il deputato del Partito democratico Luigi Bobba.

"Gli emendamenti all'articolo 20 del decreto legge sulla manovra economica, votati dalla maggioranza, azzerano nella pratica la platea di quanti, casalinghe, lavoratori a nero, disoccupati, religiosi missionari, emigrati che rientrano in Italia, avendo superato i 65 anni d'età e non percependo alcun reddito, avevano fino ad oggi beneficiato di un minimo sostegno assistenziale, come tra l'altro sancito dall'articolo 38 della Costituzione", aggiunge.

Contraria anche la Cisl, che chiede al Parlamento di intervenire per modificare la misura.

"La Cisl è contraria alla norma, contenuta nella legge finanziaria, che vincola il diritto all'assegno sociale ad un periodo continuativo di lavoro di 10 anni", dichiara in una nota Giorgio Santini, segretario confederale della Cisl.

"L'introduzione di tale requisito di fatto determinerebbe la conseguenza paradossale che proprio le fasce più deboli della popolazione potrebbero non beneficiare di questa provvidenza. Ma soprattutto l'introduzione di tale requisito va a snaturare la prestazione, che si trasformerebbe da assistenziale in previdenziale, modificando l'obiettivo stesso dell'assegno", aggiunge il sindacalista.