20 marzo 2015 / 12:27 / tra 3 anni

Bad bank, tra 2-3 settimane confronto decisivo con Ue - fonte Tesoro

MILANO/ROMA, 20 marzo (Reuters) - Tra due o tre settimane a Bruxelles ci sarà un incontro tra funzionari italiani e la Commissione europea per un confronto decisivo sulle misure che il governo propone per aiutare le banche a smaltire le sofferenze e sbloccare nuovo credito.

Lo ha detto a Reuters una fonte del Tesoro, che parla di un incontro tecnico per verificare la possibilità di usare eventuali veicoli e garanzie pubbliche in questo progetto senza far scattare rigidi vincoli europei.

“Finora con la Commissione europea c‘è stata una discussione sui principi generali, fra 2-3 settimane, invece, ci sarà un incontro specifico”, ha detto la fonte.

In questo incontro “l‘Italia presenterà un ventaglio di ipotesi dettagliate [per smobilizzare le sofferenze, ndr]... questo potrebbe essere un incontro decisivo per capire se ci siano strumenti utilizzabili che non facciano scattare la procedura di aiuti di Stato”, ha aggiunto.

Tra le ipotesi tecniche sul tavolo, spiega la fonte, “l‘uso delle garanzie statali e la costituzione di un veicolo”.

Il governo lavora da settimane per varare misure, sollecitate dalla Banca d‘Italia e da organismi internazionali incluso il Fondo monetario internazionale, che affrontino a livello di sistema la montagna dei crediti in sofferenza che assorbe capitale delle banche e riduce le potenzialità di credito all‘economia.

Misure che prevedono l‘uso di risorse pubbliche o di una garanzia statale rischiano però di far scattare una procedura di aiuti di Stato che, con le nuove regole Ue sul ‘bail-in’, comporta una partecipazione di azionisti e obbligazionisti delle banche ai costi dell‘operazione.

Mercoledì il ministro dell‘Economia Pier Carlo Padoan ha detto che va colta rapidamente la finestra macroeconomica favorevole sbloccando il credito per dare sostegno alla ripresa. Per questo ha parlato di una “soluzione leggera” che è sembrata essere contrapposta ad architetture più complesse e il cui varo potrebbe essere subordinato al lungo confronto in Europa.

Ieri fonti governative hanno detto a Reuters che il negoziato tra Italia e Unione europea su una società munita di garanzie statali che compri dalle banche i crediti anomali è per ora arenato.

Nell‘immediato l‘esecutivo si concentrerà quindi su misure che non richiedono il via libera di Bruxelles: un regime fiscale più vantaggioso sulla svalutazione dei crediti e la riforma della procedura fallimentare per velocizzare l‘escussione delle garanzie sui debiti.

“L‘ipotesi di accorciare il periodo per la deduzione delle perdite derivante dalla svalutazione dei crediti è un‘ipotesi costosa per lo Stato, non è sicuro che sia fattibile”, dice però la fonte del Tesoro.

Una fonte bancaria ipotizza però una soluzione ponte con un provvedimento che fissi la regola generale di ammortamento fiscale della svalutazione del credito in un anno dai cinque attuali, ma preveda, in deroga, un raggiungimento di questo obiettivo in tre anni, mitigando il costo per l‘Erario.

Le sofferenze lorde a gennaio 2015 hanno toccato 185,5 miliardi, quelle nette 81,3 miliardi.

Con i nuovi criteri di classificazione, emersi con l‘esercizio sulla valutazione degli attivi delle banche europee (Aqr) fatto dalla Bce, le banche italiane hanno dovuto aumentare le rettifiche sui crediti in sofferenza e continuano ad avere elevati crediti deteriorati, con molte partite nella categoria degli incagli, cioè prossimi ad andare in sofferenza.

Inoltre, l‘analisi dei modelli di business che sarà il punto centrale delle valutazioni che farà la nuova vigilanza unica nel 2016, dopo i nuovi criteri dati dall‘Eba, renderanno ancora più costoso per le banche italiane sostenere il modello prevalente di banca commerciale che, basato sul credito alle piccole imprese, sta soffrendo più che in altri Paesi, la straordinaria crisi recessiva.

(Francesca Landini, ha collaborato Stefano Bernabei a Roma)

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