SCHEDA - La legge di Stabilità del 2015

martedì 23 dicembre 2014 09:28
 

di Giuseppe Fonte e Roberto Landucci
    ROMA, 22 dicembre (Reuters) - La legge di Stabilità del 2015
ha un valore di oltre 30 miliardi e produce un effetto espansivo
sull'economia: circa 6 miliardi sono impieghi finanziati
attraverso l'aumento del deficit pubblico visto al 2,6% del Pil.

    IL BONUS DI 80 EURO DIVENTA PERMANENTE
    Il bonus di 80 euro diventa un credito di imposta
strutturale e spetta nella misura di 960 euro l'anno a tutti
coloro che dichiarano un reddito lordo complessivo fino a 24.000
euro l'anno.
    Tra 24.000 e 26.000 euro è previsto un calo progressivo fino
a zero: il beneficio è riconosciuto infatti "per la parte
corrispondente al rapporto tra l'importo di 26.000 euro,
diminuito del reddito complessivo, e l'importo di 2.000 euro".
    
    IL TAGLIO DELL'IRAP
    La manovra rende integralmente deducibile dall'imponibile
Irap il "costo complessivo per il personale dipendente con
contratto a tempo indeterminato" ma cancella il taglio delle
aliquote Irap deciso ad aprile con il decreto sul bonus di 80
euro. L'aliquota principale torna quindi al 3,9% dal 3,5% e,
questa è l'altra nota dolente, con effetto retroattivo al 2014.
Il nuovo regime Irap comporta un costo per lo Stato di 2,7
miliardi nel 2015 e di 4,6 miliardi nel 2016.
    I soggetti passivi Irap che non si avvalgono di lavoratori
dipendenti avranno diritto dal 2015 a un credito di imposta pari
al 10% dell'Irap lorda. Il beneficio è utilizzabile dal 2016
esclusivamente in compensazione e ha un costo di 163 milioni
l'anno.
    
    LA DECONTRIBUZIONE DEI NUOVI ASSUNTI
    I datori di lavoro non dovranno versare per 36 mesi i
contributi sui nuovi dipendenti assunti con contratto a tempo
indeterminato fra gennaio e dicembre 2015.
    Il beneficio è riconosciuto "nel limite massimo di esonero
pari a 8.060 euro su base annua" e costa 1,9 miliardi
nell'intero 2015.
    
    TORNA IL BONUS BEBÈ
    Lo Stato riconosce un bonus di 80 euro al mese "per ogni
figlio nato o adottato" dal primo gennaio 2015 fino al 31
dicembre 2017. L'assegno non concorre alla formazione del
reddito ed è riconosciuto per 36 mesi a tutte le famiglie il cui
reddito Isee non superi i 25.000 euro lordi annui. L'assegno
raddoppia se l'indicatore della situazione economica equivalente
non supera i 7.000 euro.
    
    TFR IN BUSTA PAGA CON TASSAZIONE ORDINARIA
    Dal primo marzo al 30 giugno 2018 i lavoratori dipendenti
del settore privato potranno chiedere alle aziende di incassare
in busta paga il Trattamento di fine rapporto (Tfr). La parte
integrativa del salario "è assoggettata a tassazione ordinaria,
non rileva ai fini" Irpef e "non è imponibile ai fini
previdenziali".
    Lo schema dell'operazione prevede che siano le banche ad
anticipare il Tfr, evitando alle imprese una perdita di
liquidità. Al termine del periodo lavorativo l'azienda verserà
le somme accantonate direttamente alla banca, che si vedrà
riconoscere la stessa remunerazione oggi garantita per il Tfr:
l'1,5% più lo 0,75% del tasso di inflazione.
    
    LE DETRAZIONI SULLE RISTRUTTURAZIONI EDILIZIE
    La manovra proroga fino al 31 dicembre 2015 la detrazione al
65% sugli interventi di riqualificazione energetica degli
edifici e la detrazione al 50% per le ristrutturazioni semplici
e per l'acquisto di mobili.
    
    IL CREDITO DI IMPOSTA IN RICERCA E SVILUPPO
    Cambia il credito di imposta per gli investimenti in ricerca
e sviluppo. Nella versione attuale il credito è pari al 50%
delle spese incrementali in ricerca e sviluppo sostenute negli
anni 2014-2016, con un'agevolazione massima di 2,5 milioni di
euro. La manovra dimezza l'agevolazione al 25% delle spese ma
alza l'importo annuale massimo a 5 milioni, "a condizione che
siano sostenute spese almeno pari a 30.000 euro". Il credito è
valido "fino al 31 dicembre 2019".
    
    GOVERNO STERILIZZA L'ALIQUOTA TASI
    La manovra evita che l'aliquota della Tasi possa arrivare al
6 per mille. Anche nel 2015, quindi, il prelievo massimo sarà
limitato al 2,5 per mille, 3,3 per mille nel caso i sindaci
vogliano destinare l'addizionale di 0,8 punti interamente
sull'abitazione principale.
    
    LE GARANZIE SUI DERIVATI DEL TESORO
    Il ministero dell'Economia potrà stipulare garanzie
bilaterali per la gestione delle operazioni in derivati sui
titoli di Stato. La garanzia è costituita da titoli di Stato
dell'area euro denominati in euro oppure da disponibilità
liquide gestite attraverso movimentazioni di conti di tesoreria
o di altri conti appositamente costituiti.
    
    DALLE FREQUENZE OLTRE 700 MLN
    La manovra pone le basi per assegnare ai privati le
frequenze della banda 1452-1492 MHz. L'Autorità per le
comunicazioni dovrà avviare le procedure "entro dieci giorni
dalla data di entrata in vigore" della legge di Stabilità. Il
termine per emanare il regolamento di gara è il 15 marzo 2015.
Il processo si dovrà concludere "entro il 31 ottobre 2015".
    
    LE DISMISSIONI
    La manovra contiene un pacchetto di misure che dovrebbe
rendere più semplice collocare in Borsa fino al 40% di Poste
italiane.
    Il governo riconosce al gruppo 535 milioni in attuazione di
una sentenza europea. 
    Inoltre, il nuovo contratto di programma tra Poste italiane
e ministero dello Sviluppo sarà quinquennale. L'obiettivo è
rendere il quadro regolatorio più stabile. L'onere del contratto
"è confermato nell'importo massimo di 262,4 milioni a decorrere
dall'anno 2015".
    La misura principale però è un'altra e nei prossimi mesi
alimenterà di sicuro polemiche: la manovra consente infatti una
graduale riduzione degli oneri di fornitura del servizio
universale. Con il nuovo regime la posta sarà consegnata a
giorni alterni nelle zone meno abitate e le tariffe saranno più
alte per la posta prioritaria.
    
    GLI IMMOBILI, LE PARTECIPATE LOCALI E LA RETE FS
    Il governo cerca di velocizzare le procedure per la cessione
degli immobili pubblici, dal quale il precedente esecutivo si
aspettava tra 2014 e 2016 introiti per 1,5 miliardi.
    Altro capitolo riguarda la razionalizzazione delle società
partecipate dagli enti locali. La manovra prevede una serie di
incentivi, il principale dei quali è l'esclusione, dai vincoli
del Patto di stabilità interno, delle spese in conto capitale
che gli enti locali finanziano con i proventi derivanti dalla
cessione, anche parziale, delle società.
    Infine, il governo prevede di inserire nella rete elettrica
nazionale di Terna la rete oggi posseduta da Ferrovie
dello Stato. Fs conta infatti di cedere a Terna la rete, che
vale circa un miliardo, entro il primo semestre del prossimo
anno.
    
    LE "SPESE INDIFFERIBILI" DEL 2015
    Il governo rifinanzia un nutrito elenco di spese. Le
principali sono: missioni militari all'estero (700 mln); gli
interventi per gli autotrasportatori (250 mln); università e
policlinici universitari (150 mln); scuole non statali (200
mln); fondo per i non autosufficienti (250 mln); la social card
e altre misure di contrasto alla povertà (250 mln); il cinque
per mille (500 mln).
    Il governo stanzia 1,7 miliardi sia nel 2015 sia nel 2016
per finanziare la cassa integrazione e i nuovi ammortizzatori
sociali previsti dal disegno di legge delega sul lavoro.
    
    NASCE IL PIANO 'LA BUONA SCUOLA'
    La manovra stanzia 1 miliardo nel 2015 e 3 miliardi a
partire dal 2016 per finanziare il piano straordinario di
assunzione dei docenti e l'alternanza scuola-lavoro.
    
    I TAGLI ALLA SPESA
    I tagli alla spesa sono ripartiti principalmente tra
ministeri (2,3 miliardi), Regioni (4), comuni (1,2) e province
(1).
    Dalla riprogrammazione del Piano azione e coesione arriva 1
miliardo, altri 1,9 sono attinti dal Fondo per i crediti di
dubbia esigibilità.
    
    TETTO ALLE PENSIONI CALCOLATE CON IL SISTEMA MISTO
    La manovra introduce un tetto alle pensioni calcolate con il
sistema misto (retributivo e contributivo) per sanare una
"falla" contenuta nella riforma previdenziale di fine 2011.
    La riforma Fornero permette infatti ad alcune categorie, ad
esempio dirigenti pubblici, magistrati e docenti universitari,
di restare al lavoro oltre il limite della pensione di anzianità
maturando i requisiti per incassare un assegno anche superiore
all'ultimo stipendio.
    Il governo cancella questa possibilità e sancisce che
"l'importo complessivo del trattamento pensionistico non può
eccedere quello che sarebbe stato liquidato" con le regole
precedenti alla riforma Fornero.
    Di fatto l'assegno è limitato all'80% dell'ultimo stipendio.
Il nuovo regime scatta nel 2015 e si applica anche ai
trattamenti pensionistici "già liquidati".
     Vengono inoltre eliminate le penalizzazioni che la riforma
Fornero prevede per chi va in pensione prima di aver compiuto i
62 anni, pur avendo maturato i requisiti contributivi.
    
    PIÙ TASSE SU FONDI PENSIONE E FONDAZIONI BANCARIE
    L'imposta sostitutiva sui redditi dei fondi pensione sale al
20 dall'11%, l'imposta sulle casse previdenziali al 26 dal 20%
per un maggior gettito stimato in oltre 400 milioni. A parziale
compensazione, il governo mette sul piatto 80 milioni per
finanziare un credito di imposta che mantiene inalterate le
aliquote nel caso di investimenti "in attività finanziarie a
medio e lungo termine". La manovra rinvia a un decreto del
Tesoro le modalità di attuazione. Quel che è certo, il credito
scatta solo nel 2016 ed è a rubinetto, limitato cioè alle
risorse stanziate.
    Tasse più salate e con effetto retroattivo al 2014 per enti
non commerciali e Fondazioni di origine bancaria. Sale infatti
al 77,74% dall'attuale 5% la quota imponibile dei dividendi.
L'imposta dovuta è quindi del 21,38% (l'aliquota Ires del 27,5%
moltiplicata per il 77,74%). Un credito di imposta sterilizza
l'aumento del 2014. Il bonus è spendibile tra 2016 e 2018 con
quote annue del 33,33%.
    
    DALLA LOTTA ALL'EVASIONE 3,5 MLD
    La manovra estende il 'reverse charge' (negli scambi tra
imprese è il compratore che versa l'Iva, non il venditore) al
settore energetico, ai servizi di pulizia, di demolizione e di
installazione di impianti, a ipermercati, supermercati e
discount alimentari. Il gettito atteso è di 1,6 miliardi.
    Arriva in Italia lo 'split payment': le pubbliche
amministrazioni verseranno l'Iva direttamente all'Erario anziché
al fornitore al momento di acquistare beni e servizi.
    Sia l'estensione del reverge charge alla grande
distribuzione, sia lo split payment sono subordinati al via
libera della Commissione europea, in assenza del quale scatterà,
a garanzia dei saldi, un aumento delle accise sui carburanti per
circa 1,7 miliardi.
    Cambia la filosofia dell'accertamento fiscale: in caso di
anomalie l'Agenzia delle entrate inviterà il contribuente a
rivedere la propria posizione con un vero e proprio invito a
fare un adempimento volontario. L'obiettivo è favorire
l'emersione spontanea di reddito imponibile. Il Tesoro si
aspetta di incassare 900 milioni.
    
    I GIOCHI
    Si terrà con un anno di anticipo, nel 2015, la gara per la
concessione del Lotto, gestito attualmente da Gtech. La
nuova concessione durerà 9 anni e la base d'asta per le offerte
è di 700 milioni. Il nuovo concessionario dovrà versare
all'Erario 350 milioni all'atto dell'aggiudicazione, 250 milioni
nel 2016 e la quota residua entro aprile 2017.
    La manovra prevede inoltre, per concessionari di newslot e
videolottery, un versamento di 500 milioni a titolo di
tassazione anticipata.
    I soggetti che, alla data del 30 ottobre 2014, offrono
"scommesse con vincite in denaro" senza essere registrati,
potranno regolarizzarsi a determinate condizioni.
    
    TESORO BLINDA PAREGGIO BILANCIO CON AUMENTI IVA E ACCISE
    La legge di Stabilità include la manovra correttiva
necessaria a raggiungere nel 2017 il pareggio di bilancio in
termini strutturali, cioè al netto del ciclo economico e delle
misure 'una tantum'.
    L'aliquota Iva del 22% salirà al 24% nel 2016, al 25% nel
2017 e al 25,5% nel 2018. L'aliquota ridotta del 10% salirà al
12% nel 2016 e al 13% nel 2017.
    In più, dal 2018 le accise su benzina e gasolio saliranno in
misura tale da assicurare 700 milioni su base annua.
    Il Tesoro stima l'aumento di gettito in 12,8 miliardi nel
2016, di 19,2 nel 2017 e di 21,3 miliardi nel 2018.
    L'unico modo di evitare la stretta fiscale è adottare tagli
alla spesa di pari importo.
    
    IL TAGLIO DELLE AGEVOLAZIONI FISCALI SLITTA AL 2016
    La manovra cancella il taglio delle detrazioni fiscali
previsto nel 2015 disinnescando parzialmente la clausola di
salvaguardia ereditata dal precedente esecutivo.
    La presidenza del Consiglio dovrà emanare, "entro il primo
gennaio 2016", un decreto per disporre "variazioni delle
aliquote di imposta e riduzioni della misura delle agevolazioni
e delle detrazioni vigenti tali da assicurare maggiori entrate"
pari a 3,3 miliardi nel 2016 e 6,3 miliardi dal 2017.
    
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