SPECIAL REPORT-Perché i supermercati italiani vuoti terrorizzano l'Eurozona

venerdì 28 novembre 2014 12:46
 

di Gavin Jones

ROMA, 28 novembre (Reuters) - "Tre al prezzo di due" era l'offerta speciale più comune nelle catene di supermercati che fanno capo al gruppo guidato da Giorgio Santambrogio. Ma è stata usata pochissimo quest'anno, e la ragione spiega anche perché gli sforzi di resuscitare la moribonda economia italiana stiano fallendo.

"La gente non fa scorta perché sa che i prezzi si abbasseranno nel giro di un mese", spiega Santambrogio, AD del Gruppo VéGé, organizzazione della grande distribuzione con sede a Milano che raccoglie 1.500 punti vendita. "I clienti chiedono sconti sempre più forti".

L'Italia è a un punto morto: segnati da anni di blocchi degli stipendi e scettici sulla capacità del governo di risollevare l'economia, gli italiani non spendono, e riducono anche le spese basilari.

La debolezza della domanda ha spinto le aziende ad abbassare i prezzi nella speranza di riportare la gente nei negozi. Quest'estate l'Italia è scivolata in deflazione per la prima volta dal 1959, per tornare a salire in ottobre di uno scarno 0,1% tendenziale.

La caduta dei prezzi erode gli utili delle aziende e porta a riduzioni salariali e perdita di posti di lavoro, che deprimono ulteriormente la domanda. Risultato: l'Italia è sull'orlo di una spirale deflazionistica simile a quella che ha bloccato il Giappone negli ultimi vent'anni.

E' questo lo scenario da incubo che i policymaker, in primis il numero uno della Banca centrale europea Mario Draghi, cercano disperatamente di evitare.

La terza economia dell'area euro è in buona compagnia. La deflazione - ossia il continuo calo dei prezzi al consumo - è considerato un rischio per l'intera eurozona, e in particolare per gli Stati meridionali. I prezzi scendono da 20 mesi in Grecia e da quattro in Spagna, ad esempio. Ma l'Italia, col suo debito pubblico monstre, è il Paese che desta più preoccupazione.

La ragione per cui la deflazione è vista in modo diverso nei differenti Paesi della parte sud del blocco è almeno in parte culturale. Greci e spagnoli sono storicamente 'big spender'. L'economia spagnola è cresciuta per un decennio grazie alla bolla immobiliare e dei consumi scoppiata poi nel 2008. La Grecia è cresciuta molto nello stesso periodo, prima di finire in ginocchio nel 2009. Quest'anno il calo dei prezzi sta aiutando Atene e Madrid a vendere i loro prodotti sia in patria che all'estero, sostenendo la ripresa.   Continua...