18 novembre 2014 / 15:12 / 3 anni fa

Italia, esigenza crescita disperata, serve scossa a breve -centro Einaudi

MILANO, 18 novembre (Reuters) - All'Italia serve una scossa per tornare alla crescita nel breve termine, pena l'emarginazione nell'economia mondiale dove gli attori principali tendono a giocare da soli e ogni forma di collaborazione sembra essere sfumata, come ben evidenziato dalla crisi in Ucraina.

E' l'analisi contenuta nel diciannovesimo rapporto sull'Economia ull'economia globale e l'Italia, frutto della collaborazione tra Ubi Banca a Centro Einaudi, dal titolo "Un disperato bisogno di crescere".

Analisi che suona come un monito, nel giorno in cui il titolare di via XX Settembre Pier Carlo Padoan ha annunciato che anche nel quarto trimestre il Pil segnerà una variazione negativa, e che ricalca il leitmotiv che ha contraddistinto la pubblicazione del rapporto sin dal suo debutto a metà degli anni novanta.

La crisi che attanaglia l'Italia, sul punto di chiudere in recessione il terzo anno consecutivo, si è innestata su una debolezza precedente. La strada per uscirne sarà molto lunga e passa per scelte strategiche sui settori in cui vale ancora la pena puntare.

Tre i fattori che hanno reso l'economia del Belpaese particolarmente vulnerabile: l'assottigliamento del reddito d'impresa, molla degli investimenti; la bassa redditività, acuita dalla possibilità di investire in qualsiasi parte del mondo; la cancellazione della capacità del sistema di realizzare investimenti netti.

"Il governo ha cercato di far ripartire il motore con il bonus degli 80 euro, ma non ha funzionato", sottolinea Mario Deaglio, curatore del rapporto.

Secondo Deaglio, una vera spinta ai consumi si sarebbe avuto se la stessa cifra utilizzata per finanziare il provvedimento fosse stata sfruttata per assumere 200.000 giovani al servizio civile, raddoppiando lo stipendio a 800 euro.

In questo senso la valutazione sul Jobs Act, la riforma del mercato del lavoro che il governo punta a rendere operativa dall'inizio dell'anno, è positiva. "Potrebbe portare a un miglioramento quantitativo dell'occupazione perchè alle imprese l'assunzione di un precario costerebbe il 35% in meno" e "ridurre la paura di consumare".

Un aiuto alla ripartenza degli investimenti potrà arrivare dalla Bce, il cui primo effetto positivo è la riduzione del cambio dell'euro.

La lezione del Giappone, che ha affidato la propria politica economica alla svalutazione del tasso di cambio e che dopo un anno di euforia è tornato in recessione, deve però essere tenuta bene a mente, ammonisce Deaglio.

Francoforte potrebbe "aggirare il divieto di finanziare agli Stati prestando alla Bei, che a sua volta potrebbe a sua volta riversare le risorse in progetti infrastrutturali, sgravando i bilanci dei Paesi", ipotizza l'ex ordinario di economia internazionale dell'Università di Torino.

"Potrebbe essere il vero metodo non convenzionale di cui (il presidente della Bce Mario) Draghi parla".

(Elvira Pollina)

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