13 novembre 2014 / 13:53 / 3 anni fa

Lavori pubblici, tempi lenti: 15 anni per investire 100 mln-Rapporto

ROMA, 13 novembre (Reuters) - In Italia per terminare un'opera pubblica da 100 milioni di euro ci vogliono 11 anni e mezzo, ma tra collaudi e conclusione dei pagamenti si sale a oltre 15 anni.

E' quanto emerge da un rapporto del dipartimento governativo per lo Sviluppo e la cooesione economica pubblicato oggi, che imputa la lentezza nel fare gli investimenti soprattutto al freno della burocrazia.

I tempi di attuazione crescono con l'aumentare dell'investimento previsto, per arrivare a 18 anni necessari per spendere tutto il denaro destinato ad un'opera che costa oltre 100 milioni.

E con gli anni si peggiora: tra il 2009 e il 2013 il tempo medio di esecuzione dei grandi progetti è aumentato del 20%.

Il settore della viabilità e trasporti, che vede tra gli investitori anche concessionari privati, è quello che segna più il passo.

Alla fine del 2013, data dell'ultimo monitoraggio, erano già passati 9 anni e 9 mesi dall'inizio dello scavo della galleria di base della "Variante di valico" dell'A1 Milano-Napoli, un'opera da 497 milioni di euro che, stando agli ultimi annunci, dovrebbe concludersi il prossimo anno.

Ma alla chiusura dei cantieri i giochi non sono terminati, perché in media c'è ancora da spendere poco meno del 30% del costo totale dell'opera.

Il rapporto individua la principale causa di rallentamento nei tempi morti imposti dalla burocrazia: "Il tempo che intercorre tra la formale fine di una fase e l'inizio della successiva rappresentano in media il 42% della durata complessiva".

Questi "tempi di attraversamento" sono delle vere e proprie forche caudine se si guarda alle sole fasi della progettazione e dell'affidamento dei lavori, dove salgono al 61%.

"Qui pesano i tempi di approvazione dei vari livelli decisionali, dal cda delle società al via libera del Cipe, senza contare l'effetto dirompente del contezioso amministrativo", dice Mario Vella, che ha coordinato il rapporto.

Un secondo fattore è la difficoltà nel prevedere l'andamento della spesa e questo senza considerare la patologia della corruzione, non trattata nel rapporto perché fattore "esogeno".

"I piani economici forniti dalle amministrazioni prevedono di iniziare a spendere dopo 1,2 anni, mentre l'avvio effettivo avverrà dopo 2 anni e mezzo", si legge nel rapporto.

Queste difficoltà si intrecciano con le carenze di progettazione, la complessità delle autorizzazioni e l'incertezza dei finanziamenti, aggravate dalla necessità di rispettare il patto di stabilità interno - anche se nella Finanziaria 2015 il governo permetterà ai Comuni di sforarlo per l'80% su investimenti in conto capitale.

(Roberto Landucci)

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