10 ottobre 2014 / 12:17 / 3 anni fa

Dismissioni, entro ottobre in vendita primi terreni agricoli demaniali

* Provvedimento riguarda 5.500 ettari tra vendita e affitto

* Prezzo medio valutato tra i 17.000 e 20.000 euro a ettaro

* Coldiretti: passaggio epocale. Economista: non avrà effetti

di Massimiliano Di Giorgio

ROMA, 10 ottobre (Reuters) - Entro il mese di ottobre l'agenzia del Demanio pubblicherà i primi bandi di vendita di terreni agricoli pubblici, relativi per il momento solo ad appezzamenti di valore superiore ai 100.000 euro.

Si tratta dell'attuazione del cosiddetto decreto "Terrevive", firmato a luglio dal ministro delle Politiche agricole, che per la prima volta mette in vendita o in locazione 5.500 ettari di terreni agricoli di proprietà statale, metà dei quali provenienti dal Demanio, mentre per l'altra metà si tratta di superfici in uso al Corpo Forestale e al Cra, il Centro per la ricerca e la sperimentazione in agricoltura.

Il 20% dei terreni disponibili - pari a 1.100 ettari - saranno posti in locazione, come anche gli eventuali appezzamenti invenduti.

Sia nel caso della locazione che della vendita, i giovani agricoltori - sotto i 40 anni - avranno diritto di prelazione. Le vendite sono comunque vincolate a una clausola che impedisce, per i prossimi 20 anni, di modificare la destinazione urbanistica dei terreni.

Per il momento, non si sa quanti terreni saranno messi all'asta nella prima tranche. Una fonte del demanio dice che si tratta di appezzamenti di diverse Regioni. L'elenco completo dei 5.500 ettari è stato già pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale il 31 luglio scorso.

Una stima ufficiale dei possibili proventi non è stata elaborata, dicono sia dal ministero delle Politiche agricole sia dal Demanio. Una fonte di Coldiretti, il principale sindacato agricolo italiano, indica in 20.000 euro all'ettaro un prezzo "ragionevole". Il che darebbe un incasso complessivo di circa 88 milioni di euro.

Nel novembre 2011 Coldiretti aveva indicato, per la vendita di 338.000 ettari di terreni agricoli pubblici, un incasso di 6 miliardi di euro, pari a poco più di 17.000 euro a ettaro.

Il meccanismo prevede che i terreni di valore superiore ai 100.000 euro vengano venduti all'asta, mentre quelli di valore inferiore saranno venduti in una speciale vetrina sul sito Demanio, con offerte tipo quelle del sito eBay, ha detto una portavoce del Demanio.

Nel frattempo, ha detto la portavoce, i tecnici sono al lavoro sia per le ricognizioni e le stime sui singoli terreni, sia per stendere i bandi. Il ministero delle Politiche agricole aveva annunciato le prime vendite a partire da settembre, ma le ferie estive hanno rallentato l'iter.

PRIMO PASSO

Il provvedimento "Terrevive" è in realtà un'eredità dell'ultimo governo Berlusconi, raccolta poi da quello Monti, il cui ministro delle Politiche agricole aveva annunciato l'intenzione di vendere alcune decine di migliaia di ettari.

I terreni oggi sul mercato rappresentano, secondo uno studio di Confagricoltura su dati istat, solo lo 0,04% della Sau, cioè la superificie agricola utilizzata italiana. Ma secondo fonti del ministero delle Politiche agricole, il provvedimento serve anche a spingere Regioni e Comuni, titolari di gran parte delle terre pubbliche, a vendere le loro quote.

L'iniziativa sembra dividere gli esperti del settore.

Per Maria Letizia Gardoni, 25enne presidente dei giovani agricoltori di Coldiretti, si tratta di un "passaggio epocale, una scelta strategica che potrebbe dare una buona risposta ai giovani nelle campagne, che sono sempre di più".

Secondo Gardoni, che ha iniziato la sua attività pochi anni nelle Marche fa comprando insieme ai genitori - dipendenti pubblici - 10 ettari, che oggi ospitano un'azienda di frutta e verdura macrobiotica, "potrebbero nascere 50.000 nuove imprese agricole".

Coldiretti, ha detto Gardoni, sta lavorando con Crédit Agricole e altre banche per aiutare i giovani agricoltori a poter accedere all'acquisto di terreni.

E' scettico invece Dario Casati, un economista agragio che insegna all'Università di Milano: "E' un provvedimento che desta perplessità. La logica è quella di fare cassa per ridurre il colossale debito pubblico, con in più un'apparente connotzione produttivistica. In realtà non sposta alcunché, e spesso si tratta di terreni già coltivati e in affitto. In realtà nelle campagne servono capitali, infrastrutture e aiuti al reddito".

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