2 ottobre 2014 / 11:19 / tra 3 anni

PUNTO 1-Tesoro blinda pareggio nel 2017 con nuovo aumento Iva

* La stretta fiscale vale 12,4 mld nel 2016

* Padoan avverte: la crisi mette a rischio il tessuto sociale

* Legge di Stabilità, 12-14 mld per stimolare la crescita (Aggiorna con contesto)

ROMA, 2 ottobre (Reuters) - Il governo italiano cerca di rassicurare l‘Europa blindando il pareggio di bilancio nel 2017 con un nuovo aumento dell‘Iva e di altre imposte indirette.

L‘ennesima “clausola di salvaguardia” è scritta nella Nota di aggiornamento al Def e sarà inserita nella legge di Stabilità per il 2015.

L‘incremento delle tasse ha un valore di “12,4 miliardi nel 2016, di 17,8 nel 2017 e di 21,4 miliardi nel 2018”. Inevitabili gli effetti recessivi, che il ministero dell‘Economia stima in 0,7 punti di Pil a fine periodo dovuti “ad una contrazione complessiva dei consumi e degli investimenti per 1,3 punti percentuali”.

L‘Italia avrebbe dovuto ridurre il deficit strutturale - calcolato cioè al netto del ciclo e delle una tantum - quasi a zero nel 2015 e raggiungere il pieno pareggio nel 2016.

Appellandosi alle “circostanze eccezionali” previste dal Fiscal compact per ammettere deviazioni dagli obiettivi, il governo ha chiesto all‘Europa un rinvio di 12 mesi.

Con un‘economia piombata per la terza volta in recessione dal 2008, ha spiegato il Tesoro, le correzioni di bilancio possono provocare l‘avvitamento in una “spirale perversa che potrebbe generare recessione e nuova disoccupazione”.

A sostegno della tesi, via XX Settembre include uno scenario previsivo nella Nota. Raggiungere il ‘close to balance’ nel 2015 avrebbe richiesto una manovra correttiva “pari a 0,9 punti di Pil”, 15 miliardi in valore assoluto. L‘effetto negativo sul reddito nazionale sarebbe stato di 0,3 punti.

Rispettare anche la regola di riduzione del debito richiederebbe una correzione complessiva “pari a 2,2 punti”, 35 miliardi. “L‘impatto sulla crescita risulterebbe negativo per 0,8 punti”, si legge nella Nota di aggiornamento.

Il governo quindi prende tempo e, nell‘immediato, cerca di utilizzare tutte le risorse a disposizione per stimolare l‘attività economica.

“In assenza di una ripresa robusta la tenuta del tessuto produttivo e sociale risulterebbe a rischio, la ricchezza delle famiglie minacciata, le prospettive dei giovani compromesse”, scrive il ministro dell‘Economia, Pier Carlo Padoan, nella premessa al documento.

La legge di Stabilità avrà un valore di circa 20 miliardi.

Secondo quanto riferisce una fonte governativa, dai tagli alla spesa dovrebbero arrivare tra 6 e 7 miliardi anziché i 17 miliardi stimati appena sei mesi fa.

L‘aumento del deficit al 2,9% del Pil dal 2,2% tendenziale assicura altri 11,5 miliardi.

Non tutti però serviranno a finanziare nuove misure anticicliche. La leva sul deficit servirà anche a disattivare, in tutto o in parte, l‘aumento delle tasse da 3 miliardi e i mancati tagli da 1,4 miliardi che Matteo Renzi ha ereditato dal precedente esecutivo di Enrico Letta.

Altri 4-6 miliardi sono già ipotecati per il rifinanziamento del ‘quadro esigenziale’: cassa integrazione in deroga, missioni militari all‘estero, cinque per mille, manutenzione di strade e ferrovie e i rinnovi contrattuali delle forze dell‘ordine.

Al netto di queste voci, il governo ha definito interventi per 12-14 miliardi.

Rendere permanente il bonus di 80 euro per i redditi medi e bassi costa 7,3 miliardi (2,3 sui 10 necessari sono già a bilancio).

Alla riforma degli ammortizzatori sociali andranno 1,5 miliardi.

L‘istruzione dovrebbe assorbire 1 miliardo, mentre altri 2-3 miliardi serviranno a ridurre il cuneo fiscale per le imprese agendo sull‘Irap o sui contributi sociali.

Il superamento del Patto di stabilità interno, anticipando al 2015 dal 2016 la regola sul pareggio di bilancio, costa un altro miliardo.

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