29 settembre 2014 / 17:23 / tra 3 anni

PUNTO 1-Lavoro, Renzi apre a reintegro per licenziamenti disciplinari

(Aggiunge background e dichiarazioni)

ROMA, 29 settembre (Reuters) - Il diritto al reintegro per i licenziamenti senza giusta causa può rimanere in piedi nei casi di discriminazione o motivi disciplinari, secondo il premier e segretario del Pd Matteo Renzi, e deve essere superato quando l‘allontanamento viene giustificato da ragioni economiche.

L‘importante è dare certezze sul mercato del lavoro per evitare che le aziende abbiano timori a investire.

“Non possiamo continuare ad avere un elemento di incertezza che deriva dal fatto che lasciando a giudici e avvocati [le decisioni sui licenziamenti] aumentiamo il contenzioso e le aziende straniere non investono perché non sanno quanto costa [una eventuale causa]”, ha detto Renzi parlando alla direzione del Pd.

“Per questo credo che vada superato il reintegro da sinistra lasciandolo, come è doveroso, per [i casi di licenziamenti] discriminatorio e disciplinare”, ha detto Renzi.

“Anziché vivere di paure e dire che l‘articolo 18 ci salverà perché non andiamo all‘attacco? Se fallisci non ti lascio senza protezione, provaci, sarà mia cura difenderti in modo diverso”, ha concluso.

La legge Fornero del 2012, oggi in vigore, ha spuntato l‘arma del reintegro rendendolo obbligatorio solo nei casi di licenziamenti discriminatori; in caso di licenziamento disciplinare o economico è previsto un indennizzo (da 15 a 24 mesi) salvo che sia dimostrata la “manifesta insussistenza del fatto”, ovvero sia camuffato con ragioni economiche un licenziamento di altra natura.

Il licenziamento disciplinare è previsto per i comportamenti del lavoratore che viola le regole di comportamento stabilite dalla legge, dai contratti collettivi e che non rispetta le norme contenute nel codice disciplinare dell‘azienda.

Dalle dichiarazioni delle ultime settimane sembrava che Renzi volesse lasciare in piedi il diritto al reintegro solo per i licenziamenti discriminatori, lasciando intendere che per tutti gli altri casi sarebbe bastato un indennizzo.

In Italia gli occupati sono circa 22 milioni di cui circa la metà ha diritto all‘articolo 18.

Renzi, dopo lo scontro di questi giorni, ha anche aperto la porta a una discussione con il sindacato - “vi apro la sala verde”, di Palazzo Chigi, ha detto - dicendosi pronto a discutere una legge sulla rappresentanza degna di questo nome (richiesta più volte dalla Fiom di Maurizio Landini), un collegamento [del salario] con il secondo livello di contrattazione e il salario minimo [che in delega è una ipotesi da introdurre per i settori non regolati dal contratto nazionale].

(Francesca Piscioneri)

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