29 settembre 2014 / 13:18 / 3 anni fa

Lavoro, Renzi tenta di muovere il Pd contro simbolo sinistra

* La direzione del Partito democratico si riunisce alle 17

* Renzi dovrà spiegare come intende cambiare l‘articolo 18

* Sindacati e minoranza interna sul piede di guerra

di Roberto Landucci e Francesca Piscioneri

ROMA, 29 settembre (Reuters) - Matteo Renzi riunisce oggi pomeriggio la direzione del Partito democratico per superare uno dei simboli della sinistra italiana, l‘articolo 18 dello Statuto dei lavoratori.

La norma, approvata all‘apice del boom economico nel 1970 e ritoccata in piena bufera finanziaria nel 2012 dal governo di Mario Monti, protegge i dipendenti delle aziende con più di 15 dipendenti contro i licenziamenti senza giusta causa, ma non quelli assunti nelle piccole o con contratti precari. Attualmente per i licenziamenti di tipo discriminatorio è previsto il diritto alla reintegra mentre per i casi di licenziamenti disciplinari o per ragioni economiche il giudice può optare per il reintegro o l‘indennizzo, in caso di ricorso da parte del lavoratore.

Per quanto il ricorso all‘articolo 18 da parte dei lavoratori licenziati sia marginale, da più di un decennio è oggetto di aspri scontri tra governo e sindacati e all‘interno dei partiti e delle stesse organizzazioni dei lavoratori.

In un disegno di legge delega sulla riforma del mercato del lavoro all‘esame del Senato, il governo ha proposto l‘introduzione di un contratto a tempo indeterminato a tutele crescenti per i neo assunti che ha messo in dubbio la sopravvivenza dell‘articolo 18 nella sua forma attuale.

Alla direzione del Pd Renzi dovrebbe indicare verso quale direzione intende andare.

“Il datore di lavoro deve avere il diritto di lasciare a casa qualcuno”, ha detto domenica in tv Renzi suscitando l‘indignazione del maggiore sindacato italiano.

“Ieri sera è stata detta una cosa che non era mai stata detta in questo Paese: che il punto è la garanzia alle imprese della libertà di licenziare”, ha ribattuto in mattinata la segretaria della Cgil Susanna Camusso prima di riunirsi con i leader degli altri due principali sindacati italiani per preparare una posizione unitaria da opporre a Renzi.

Nel marzo del 2002 la Cgil guidò una delle manifestazioni più imponenti del dopoguerra al Circo Massimo di Roma contro il progetto di modifica dell‘artitolo 18 del governo di Silvio Berlusconi.

Dieci anni dopo, il tentativo di Monti di rendere la norma meno rigida si è concluso con un testo giudicato dalla stessa Confindustria “very bad” dopo un faccia a faccia tra lo stesso ex commissario Ue e i sindacati. Le imprese vorrebbero infatti la cancellazione tout court del diritto di reintegra.

Per quanto Renzi goda di un‘ampia maggioranza nel parlamentino del Pd, la resistenza della minoranza del partito si prefigura aspra mentre l‘economia è entrata in recessione per la terza volta in sei anni e Roma spera di ottenere dall‘Unione europea più tempo per ridurre deficit e debito.

“Sull‘articolo 18 è in atto un‘operazione politico-ideologica che non corrisponde a nessuna urgenza. C‘è il sospetto che si cerchi uno scontro con il sindacato e una rottura con una parte del Pd per lanciare un messaggio politico all‘Europa”, ha detto nel weekend Massimo D‘Alema, ex presidente del Consiglio e una delle figure più influenti della sinistra Pd.

L‘ex sindaco di Firenze vuole anche allargare gli ammortizzatori sociali a soggetti finora esclusi e ridurre il numero dei contratti precari.

“Togliendo l‘articolo 18 noi lasciamo all‘imprenditore il compito di decidere. E’ lo Stato che deve farsi carico del lavoratore licenziato, deve offrire un indennizzo e corsi di formazione. Noi non cancelliamo soltanto l‘articolo 18, noi cancelliamo il Co.co.co e tutte quelle varie forme che hanno fatto proliferare il precariato. Inventiamo un meccanismo nuovo!”.

Gelida la risposta della Camusso.

“Renzi non sa che i co.co.pro non esistono più. Esistono altre forme di precariato come le associazioni di partecipazione. Si può far propaganda o un ragionamento serio ma non penso che nella delega e nelle parole del presidente del Consiglio ci sia l‘intenzione vera di ridurre il precariato”.

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