24 giugno 2014 / 11:16 / 3 anni fa

PUNTO 2-Ue, chi non vuole cambiare nulla blocca la crescita - Renzi

* Italia non chiede regole diverse ma diversa interpretazione

* Renzi offre pacchetto di riforme triennale in cambio di flessibilità

* Juncker non può aspirare a presidenza Commissione solo per esito voto

* Il vertice Ue dovrà concludersi con pacchetto complessivo nomine (Aggiunge commenti di Juncker)

di Giselda Vagnoni

ROMA, 24 giugno (Reuters) - Il presidente del Consiglio Matteo Renzi ha detto oggi che chi in Europa si batte per il mantenimento dello status quo non comprende il messaggio del voto europeo e rischia di mettere in pericolo il futuro dell'Unione.

In un discorso alla Camera in vista del Consiglio europeo del 26 e 27 giugno Renzi ha anche ribadito la sua idea che senza crescita in Europa non ci possa essere stabilità e la necessità, dunque, di abbandonare politiche eccessivamente concentrare sul rigore dei conti pubblici.

"Dalle elezioni europee è giunto un campanello di allarme molto grave. La politica economica seguita finora se da un lato ha messo al riparo l'euro dall'altro non ha consentito all'Europa di crescere e fortificarsi", ha detto Renzi riferendosi all'affermazione dei partiti euroscettici e all'alta percentuale di astenuti in occasione del voto del 25 maggio.

"I conservatori, intesi non come parte politica ma come chi non vuole cambiare niente, devono sapere che con la loro ostilità rischiano di bloccare il processo di integrazione e di crescita" dell'Europa.

L'Italia, che dal primo luglio assumerà l'incarico di presidente di turno dell'Ue, "non ha chiesto" e non chiederà la modifica delle regole sui bilanci degli Stati membri, ma ritiene che ci siano "vari modi per interpretarle" a favore di sviluppo e occupazione.

"Mi fa ridere chi dice che violano il trattato quelli che parlano di crescita. Viola il trattato chi parla solo di patto di stabilità. Le politiche economiche hanno fallito perché si è immaginato di fare dell'Europa soltanto un luogo di stabilità. La stabilità senza crescita diventa immobilismo", ha scandito Renzi.

Roma intende approfittare del semestre di presidenza per presentare un pacchetto di riforme da realizzare in 1.000 giorni tra il primo settembre prossimo e il 28 maggio 2017.

"Uno scambio tra processo di riforme e utilizzo di margini di flessibilità che sono già contenuti nei trattati e che sono a disposizione degli Stati membri è quello che è sempre accaduto", ha detto Renzi ricordando come nel 2003 l'Europa, presidente l'Italia, abbia autorizzato la Germania a non rispettare temporaneamente la regola del 3% di deficit/Pil per poter avviare una serie di importanti riforme economiche.

Non è ancora chiaro quali effetti concreti produrrà l'appello di Renzi. Sulla carta tutti vogliono un'Europa in grado di crescere e una applicazione intelligente delle regole su deficit e debito ma c'è poca chiarezza se e in quali circostanze possono essere concessi margini di flessibilità agli Stati membri.

PRIMA DECIDIAMO DOVE ANDARE E POI CHI GUIDA

Il capo del governo, come altri leader socialisti europei, si è schierato sabato a favore del candidato del partito popolare europeo Jean-Claude Juncker per la carica di presidente della Commissione europea.

Juncker è appoggiato dalla Germania ma fortemente osteggiato dalla Gran Bretagna che minaccia di far mettere la nomina al voto.

Oggi, però, Renzi ha avvertito che il nuovo capo dell'esecutivo non deve solo riflettere la vittoria relativa dei popolari sui socialisti e ha fatto intendere di aspettarsi un via libera all'intero pacchetto di nomine comunitarie.

"Chi affermasse oggi che, siccome il Partito popolare europeo ha preso qualche seggio parlamentare in più allora il candidato di quel partito deve essere per forza il presidente della Commissione europea, ridurrebbe il significato delle elezioni", ha detto Renzi.

"Scusate se sono così sbrigativo, quasi violento nel modo di dirla ma chi oggi immagina che il gap di democrazia dentro l'Europa si recupera semplicemente indicando Juncker o un altro come presidente della Commissione vive su Marte. Il vulnus si colma solo con la politica".

Da Berlino l'ex premier lussemburghese ha ribadito oggi che le regole sui bilanci non possono essere cambiate e ha lasciato poco spazio alle richieste di Renzi.

"Il Patto di stabilità non sarà cambiato. Sarà interpretato come previsto nel testo, come l'emendamento al patto del 2005 rende possibile", ha detto Juncker.

L'Italia ha chiesto ai partner di trovare prima un accordo sulle cose da fare poi sul nome: "Prima di decidere chi guida decidiamo dove andiamo. Poi, dopo, apriamo una discussione che non può che essere un accordo complessivo", ha detto ancora Renzi citando tra gli altri incarichi sul tavolo quello di Alto rappresentante per la politica estera e quello dei presidenti del Consiglio europeo, dell'Eurogruppo e del Parlamento.

"E' impossibile immaginare un percorso che privi l'Europa di uno sguardo ampio, di una visione di insieme".

In ogni caso l'Italia non andrà al vertice di giovedì e venerdì per una poltroncina o per battere i pugni sul tavoro ma per dare un contributo alla missione dell'Unione.

"Oggi l'Europa vive con grande profondità un dilemma: qual è il suo ruolo nel mondo che cambia? Civilizzare la globalizzazione? Dare gentilezza al mondo? Oggi l'Europa vive immersa nella noia, innanzitutto dei cittadini che la vedono come insieme di regole, noia intesa come capacità di rispondere ai fenomeni dei grandi cambiamenti. In tempo di big data l'Europa è sommersa dai numeri ma è priva di anima".

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