Italia, per aziende "dura battaglia" per recupero redditività - S&P

martedì 3 giugno 2014 13:22
 

MILANO, 3 giugno (Reuters) - Le aziende italiane dovranno condurre una "dura battaglia" per riconquistare livelli dei redditività simili a quelli delle altre aziende europee.

È quanto sostiene l'agenzia di rating Standard & Poor's in un rapporto pubblicato stamattina, dedicato al settore 'corporate' italiano e basato sull'analisi di 2.400 aziende del paese.

Nonostante la "tiepida" ripresa che sembra aver imboccato l'economia italiana, il miglioramento rimane frenato dalla debole domanda interna, spiega S&P, che stima una crescita del Pil italiano dello 0,5% quest'anno e dell'1,1% nel 2015.

L'agenzia segnala che la redditività delle aziende italiane, espressa come 'return on capital', è scesa al 4,2% nel 2013, contro una media europea del 6,5%. E sul fronte finanziario, il rapporto debito su Ebitda è risultato pari a 3,6 nel 2013 contro il 2,8 della media europea (nonostante una riduzione del livello assoluto del debito a partire dal 2009).

Inoltre, prosegue il rapporto, la competitività di molte imprese italiane, in particolare quelle medio piccole, risulta intralciata da asset sovradimensionati e in progressivo invecchiamento.

NECESSARIA RIPRESA INVESTIMENTI DOPO STOP ULTIMI ANNI

Secondo S&P, a seguito degli ultimi anni di bassa domanda e bassi investimenti, nel 2013 il rapporto asset produttivi/Ebitda delle azione italiane si è portato a quota 12, da 8,4 del 2006. Per le aziende medie e piccole il rapporto si fa ancora più pesante, rispettivamente 15 e 18 nel 2013: numeri che rendono urgente un significativo processo di ristrutturazione e consolidamento volto al rilancio dei profitti.

"Tale ristrutturazione richiederà probabilmente uno sforzo a imprenditori e azionisti per realizzare gli investimenti aziendali che sono stati evitati negli ultimi anni a causa delle deboli condizioni di domanda" afferma l'analista di S&P Renato Panichi. "Una maggiore efficienza operativa andrà probabilmente ad aumentare l'attrattività sia per gli investitori obbligazionari sia per le banche, quindi alleviando il credit crunch in atto dal 2012".   Continua...