28 maggio 2014 / 09:04 / 3 anni fa

Italia stimoli crescita per ridurre rischi su debito - Istat

ROMA, 28 maggio (Reuters) - Il governo italiano deve stimolare la crescita del Pil perché è il cattivo andamento dell‘economia “il principale elemento di rischio” per la sostenibilità del debito pubblico, visto dal governo al 134,9% del Pil nel 2014.

Lo scrive l‘Istat sottolineando che la recessione ha diminuito le entrate fiscali e limitato gli effetti sul bilancio delle ultime manovre correttive, pari a 92 miliardi nel 2013.

“Ne consegue l‘opportunità di attuare adeguate politiche per favorire la crescita economica di breve e di lungo periodo”, si legge nel rapporto annuale.

Un‘altra insidia è la dinamica dei prezzi al consumo. L‘Istat ritiene “poco probabile” il rischio di deflazione, ma avverte che “uno scenario di crescita molto contenuta” dell‘inflazione “costituisce per l‘Italia, e più in generale per tutti i paesi maggiormente coinvolti nel processo di risanamento, un problema da non sottovalutare”.

Dal rapporto emerge una critica al pareggio di bilancio strutturale, il parametro principale del Patto di stabilità europeo, che Istat definisce “molto più stringente rispetto al limite del 3% sul rapporto deficit/Pil”.

Il governo ha rinviato al 2015 il pareggio strutturale, calcolato cioè al netto del ciclo e delle una tantum, indicando un obiettivo di deficit al 2,6% del Pil nel 2014 e all‘1,8% il prossimo anno.

“Il saldo strutturale è un indicatore non osservabile che viene calcolato sulla base di un altro indicatore stimato: il prodotto potenziale”.

Istat sottolinea che “a parità di altre condizioni, una stima più elevata della crescita potenziale comporta un migliore saldo strutturale e richiede pertanto politiche fiscali meno severe”.

“Una diversa stima del prodotto potenziale potrebbe consentire di raggiungere il pareggio strutturale con livelli più elevati di indebitamento netto”, si legge nel rapporto.

“Nell‘ipotesi estrema che la capacità produttiva nel nostro Paese non si sia modificata durante la crisi, il vincolo del bilancio strutturale in pareggio potrebbe ad esempio essere rispettato in presenza di un rapporto deficit/Pil pari al 3% nel 2014 e di poco inferiore nel 2015”, simula l‘Istat.

RISCHI AL RIBASSO PER LA DINAMICA DEL PIL

Nel rapporto Istat conferma le stime di crescita diffuse il 5 maggio: il Pil dovrebbe quindi crescere nel 2014 dello 0,6% in termini reali, dell‘1% nel 2015 e dell‘1,4% nel 2016.

Ora però l‘Istituto aggiunge che le previsioni sono “soggette a rischi e incertezza derivanti dall‘andamento della domanda globale, dalle condizioni di accesso al credito e dagli effetti delle politiche economiche”.

Il governo stima un tasso di crescita di 0,8 punti percentuali nel 2014, a fronte dello 0,5-0,6% indicato da tutti i principali previsori internazionali: Commissione europea, Fondo monetario internazionale e Ocse.

L‘aumento del Pil sarebbe guidato quest‘anno, secondo Istat, “in larga misura dal contributo della domanda interna al netto delle scorte (+0,4 punti percentuali)”.

La domanda estera netta sosterrebbe la crescita nel triennio di previsione “in misura più contenuta” che nel recente passato e precisamente per due decimi di punto nel 2014 e per un decimo di punto percentuale sia nel 2015 sia nel 2016.

Alla dinamica del Pil non è estranea la struttura del sistema fiscale. Istat dice che “nel 2011 l‘Italia presenta una tassazione dei consumi tra le più basse d‘Europa e una tassazione su lavoro e capitale tra le più alte”.

Non solo. L‘Italia ha ampliato la distanza rispetto alla media dell‘Eurozona riguardo alla tassazione sul capitale, la cui aliquota effettiva si colloca nel 2011 al 33,6%, quasi 5 punti percentuali sopra la media.

L‘Italia poi è “uno dei paesi europei con la maggiore disuguaglianza nella distribuzione dei redditi primari, guadagnati dalle famiglie sul mercato impiegando il lavoro e investendo i risparmi”.

Quel che è peggio, la diseguaglianza resta significativa “nonostante l‘intervento pubblico operi una redistribuzione dei redditi di mercato di apprezzabile entità, non inferiore a quella dei paesi scandinavi”.

Istat sostiene l‘introduzione di una imposta negativa, cioè un sussidio a favore dei più bisognosi: “Simulazioni effettuate con il modello Istat di microsimulazione sulle famiglie suggeriscono che un intervento pari all‘1% del Pil (15,5 miliardi) consentirebbe di ridurre consistentemente il tasso di povertà”.

(Giuseppe Fonte)

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