RPT-La manovra che attende Renzi senza maggiore flessibilità dalla Ue

martedì 22 aprile 2014 14:15
 

(Invia nuovamente con la data corretta)
    * Il Taglio dell'Irpef richiede 10 mld permanenti
    * Il Def prevede una correzione da quasi 5 mld nel 2015
    * La legge di Stabilità ipoteca altri 4,4 mld
    * Il quadro esigenziale per il solo 2015 vale 6 mld

    ROMA, 22 aprile (Reuters) - Dopo aver ridotto le tasse sui
redditi medi e bassi di 80 euro al mese fino a dicembre, Matteo
Renzi dovrà definire nei prossimi mesi una manovra che potrebbe
anche raggiungere i 25 miliardi nel 2015.
    A tanto ammontano le risorse da trovare se il governo vuole,
nell'ordine: rendere strutturale il taglio dell'Irpef, dare
attuazione a quanto prevede la legge di Stabilità, rispettare
gli impegni assunti con la Commissione europea e finanziare le
spese non previste a legislazione vigente.
    L'alternativa è negoziare con Bruxelles tempi più lunghi di
riduzione del deficit e del debito. Una strada che il presidente
del Consiglio ha già mostrato di voler seguire, chiedendo alle
Camere di votare il rinvio al 2016 del pareggio pieno di
bilancio. 
    Il governo scoprirà le sue carte durante il secondo
semestre, quando l'Italia avrà la presidenza di turno
dell'Unione europea. Renzi spera che i vertici di Commissione e
Consiglio, destinati a cambiare dopo le elezioni europee di fine
maggio, si mostrino più sensibili alla richiesta italiana di
bilanciare rigore e crescita.
    L'ultima parola, inevitabilmente, si avrà con la legge di
Stabilità, attesa per metà ottobre.
    Al momento, però, quel che emerge dai documenti ufficiali
del Tesoro e dalle leggi in vigore è un quadro di bilancio con
pochi margini da sfruttare.
    
    IL TAGLIO DELL'IRPEF E IL PIANO DI RIENTRO DEL DEF
    Venerdì scorso, 18 aprile, il Consiglio dei ministri ha
approvato il decreto che riduce l'Irpef di 80 euro al mese sui
redditi fino a 25.000 euro lordi l'anno.
    La quattordicesima finanziata dal governo - così l'ha
definita Renzi - è valida da maggio a dicembre del 2014.
L'esecutivo si ripromette tuttavia di trovare entro l'autunno i
10 miliardi annui necessari a rendere strutturale dal 2015 il
taglio delle tasse.
    Poi c'è il 'piano di rientro' promesso all'Europa per
azzerare il saldo strutturale - calcolato cioè al netto del
ciclo e delle una tantum - entro il 2016.
    Il Documento di economia e finanza (Def) prevede "una
manovra di consolidamento fiscale interamente finanziata da
riduzioni di spesa".
    La correzione, calcolata sul saldo primario, vale 0,3 punti
di Pil (4,8 miliardi) nel 2015 e 0,6 punti (9,6 miliardi) dal
2016.
    
    LE RISORSE IMPEGNATE DALLA LEGGE DI STABILITÀ
    Il 15 aprile Bankitalia ha ricordato che il quadro
tendenziale del Def include "interventi, non specificati, di
aumento delle entrate da adottare se la revisione della spesa
non desse risultati sufficienti". 
    È la manovra correttiva che Renzi eredita dal precedente
governo di Enrico Letta e vale 3 miliardi nel 2015, 7 nel 2016 e
10 nel 2017. L'ex sindaco di Firenze dovrà scrivere nero su
bianco da dove arriveranno queste risorse in un decreto del
presidente del Consiglio (Dpcm), "da adottare entro il 15
gennaio 2015".
    Prima di allora, però, c'è un'altra scadenza a cui Renzi
deve far fronte. La legge di Stabilità prevede che "entro il 31
luglio del 2014" siano definiti tagli alla spesa per quasi 500
milioni nel 2014, 1,4 miliardi nel 2015 e 1,9 dal 2016.
    Già così "la lista della spesa" supera i 19 miliardi solo
nel 2015 e raggiunge i 31,5 miliardi nel 2017.
    
    L'INCOGNITA DEL QUADRO ESIGENZIALE: DALLA CIG ALLE MISSIONI
    Il quadro tendenziale è definito a legislazione vigente e
tiene pertanto conto solo degli oneri previsti da leggi in
vigore.
    La dinamica del bilancio può essere rappresentata anche a
politiche invariate. In questo secondo caso, il governo dovrebbe
assicurare le risorse per dare copertura a tutta una serie di
spese solo parzialmente finanziate: missioni militari
all'estero, ammortizzatori sociali, cinque per mille, sussidi
all'autotrasporto, manutenzione di strade e ferrovie.
    Per la cassa integrazione in deroga, ad esempio, il governo
ha già spiegato che servirebbe un altro miliardo nel 2014.
    Il Def calcola che a politiche invariate manchino
all'appello 750 milioni nel 2014, 6 miliardi nel 2015, 9 nel
2016 e 10,6 nel 2017. Ogni nuova spesa o minore entrata "dovrà
trovare apposita copertura con misure compensative di pari
importo", precisa il documento programmatico del Tesoro.
    
    LA SPENDING REVIEW È INSUFFICIENTE
    L'intenzione del governo è far fronte agli oneri
principalmente con i risparmi della spending review, affidata al
commissario Carlo Cottarelli.
    Il Def prevede di raccogliere fino a 17 miliardi nel 2014 e
32 miliardi a regime, dal 2016.
    Analizzando le stime tendenziali, la Banca d'Italia ha già
sottolineato che "nel 2015 i risparmi di spesa indicati come
valore massimo ottenibile dalla spending review non sarebbero
sufficienti, da soli, a conseguire gli obiettivi programmatici".
    Con il Sole 24 ore di oggi il ministro dell'Economia, Pier
Carlo Padoan, si mostra prudente: "I capitoli sono tanti e
troveremo le soluzioni per reperire le risorse necessarie".
    "Se mi chiede se sono preoccupato le dico che ci sono
preoccupazioni tutti i giorni ma in questo momento escludo una
manovra correttiva", prosegue l'ex capoeconomista dell'Ocse.
    Padoan minimizza anche i dubbi di Bankitalia: "Non mi
impunterei troppo su quella frase, mi sembra che vada fatta una
valutazione più ampia".
    
    Ecco una sintesi degli oneri a cui deve far fronte il
governo:              
                                             2015   2016   2017
Taglio dell'Irpef                            10,0   10,0   10,0
Piano di rientro del Def                      4,8    9,6    9,6
Manovra ereditata da Letta                    3,0    7,0   10,0
Somme impegnate da legge di Stabilità         1,4    1,9    1,9
Totale a legislazione vigente                19,2   28,5   31,5
Spese a politiche invariate                   6,0    9,0   10,6
Totale a politiche invariate                 25,2   37,5   42,1
    
    Il quadro di finanza pubblica del Def (in rapporto al Pil):
    
                           2014    2015    2016    2017    2018
DEFICIT                    2,6%    1,8%    0,9%    0,3%   +0,3%
DEFICIT TENDENZIALE        2,6%    2,0%    1,5%    0,9%    0,3%
VARIAZIONE SALDO PRIMARIO  0,0%    0,3%    0,6%    0,6%    0,6%
DEFICIT STRUTTURALE/PIL    0,6%    0,1%    0,0%    0,0%    0,0%
    
    (Giuseppe Fonte)
    
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