18 marzo 2014 / 11:51 / tra 4 anni

PUNTO 2-Italia in ritardo su riforme lavoro, improbabile salita rating -Moody's

(aggiunge critiche Nomisma)

MILANO, 18 marzo (Reuters) - L‘Italia è in ritardo rispetto ad altri paesi periferici quali Spagna, Portogallo e Grecia sul fronte delle riforme, specie riguardo il mercato del lavoro, e questo impedirà almeno nell‘immediato futuro un miglioramento del rating sovrano del paese.

Lo sostiene Moody’s in un report pubblicato oggi sulle prospettive dei rating sovrani della zona euro che esprime la visione dell‘agenzia sulle condizioni di credito nella regione nell‘arco dei prossimi 12-18 mesi.

“L‘Italia è in ritardo su parecchie misure, in particolare sulle riforme del mercato del lavoro” si legge nel report di Moody‘s, che in contrasto sottolinea le “importanti riforme del mercato del lavoro” intraprese in Grecia, Spagna e Portogallo, insieme ad altre riforme per migliorare la sostenibilità dei sistemi pensionistici, per incrementare la competitività e la flessibilità dei mercati domestici e per migliorare il clima per gli investimenti.

Molto critico su questo approccio il centro studi Nomisma.

“La valutazione del rapporto di Moody’s sulla condizione dell‘Italia rispetto a Spagna, Grecia e Portogallo sembra un po’ strabica. Lo strabismo, ma in questo caso è forse meglio parlare di errore, riguarda anche il richiamo sulle riforme previdenziali. L‘Italia è l‘unico paese euro che, grazie alle riforme compiute, ha una previsione Fmi al 2030 di spesa pensionistica in calo in rapporto al Pil” commenta il capo-economista Sergio De Nardis.

“Infine, per quanto riguarda il mercato del lavoro, sembra che Moody’s valuti in modo positivo il fatto che Spagna, Grecia e Portogallo abbiano più che triplicato il tasso di disoccupazione negli ultimi sei anni, portandolo al 26% (Spagna), 28% (Grecia) e 15% (Portogallo). L‘Italia si è limitata a raddoppiarlo” aggiunge.

SPAZIO LIMITATO PER AZIONE POSITIVA SU RATING PERIFERICI

Moody’s prosegue spiegando che “i persistenti problemi strutturali (...) pongono un limite al merito di credito dell‘Italia. La bassa produttività, le rigidità del mercato del lavoro e la mancanza di concorrenza in alcuni settori dei servizi e l‘elevato carico fiscale abbassano le prospettive di crescita dell‘Italia, il che significa che il rating sovrano del paese rimarrà nel gruppo più basso dell‘investment grade per il prevedibile futuro”.

A metà febbraio Moody’s ha migliorato a ‘stabile’ da ‘negativo’ l‘outlook sul rating sovrano Baa2 dell‘Italia.

Moody’s spiega che - pur esistendo margini per “selettive” azioni positive sui rating sovrani della zona euro - tale possibilità rimane comunque per ora limitata per gli emittenti periferici.

“La stabilizzazione dei trend creditizi, il progresso delle riforme strutturali nel supportare le prospettive di crescita e la significativa riduzione delle pressioni a livello di intera regione aprono spazi per selettive azioni positive sui rating sovrani nell‘area euro” si legge nel rapporto, che tuttavia aggiunge: “gli elevati livelli di debito, la debole crescita economica, il lento progresso delle riforme istituzionali e l‘esposizione a rischi negativi continuano a rappresentare un problema per il merito di credito, limitando il movimento verso l‘alto dei rating periferici e impedendone un ritorno ai livelli pre crisi in un prevedibile futuro”.

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