13 marzo 2014 / 15:43 / tra 4 anni

SINTESI-Da banche d'affari ok con riserva a 'mercoledì da leoni' di Renzi

* Analisti ritengono corretta direzione piano, incognite tempi e coperture

* Rilievi su debito da Europa ignorati da mercati, tassi Btp a minimi storici

di Elvira Pollina

MILANO, 13 marzo (Reuters) - Promozione su programma e strategia politica per perseguirlo, pur con qualche riserva sui tempi di attuazione e sulla questione delle coperture: le banche d‘affari all‘indomani della presentazione del primo blocco di misure su fisco e lavoro, con diverse sfumature, danno comunque credito al tentativo di svolta impresso ieri da Matteo Renzi.

“Le riforme del ‘mercoledì da leoni’ di Renzi sono ambiziose e un buon punto di partenza, motivo di rimanere ‘lunghi’ sull‘Italia. Riteniamo il programma di Renzi sostanzialmente positivo anche se mancano molti dettagli sull‘effettiva messa a punto delle misure”, commenta Alberto Gallo, analista di Royal Bank of Scotland.

I mercati finanziari, nonostante il pronto richiamo della Commissione europea e della Bce al rispetto dei vincoli di bilancio legati al debito eccessivo, continuano nel loro trend positivo, come dimostra il successo odierno dei Btp sul primario.

In un contesto che ormai da tempo tende a premiare gli asset dei Paesi periferici, con gli investitori a caccia di rendimenti mentre le banche centrali mondiali continuano a pompare liquidità nel sistema, l‘azionario e l‘obbligazionario italiano infatti vivono l‘ennesima seduta preceduta dal segno più.

Del resto, nota Alessandro Giansanti, strategist di Ing, l‘Italia non è il solo Paese con un debito pubblico elevato, a dalla sua ha un bacino di investitori domestici che sono stati in grado di sopperire, nei momenti più difficili, all‘uscita degli investitori internazionali.

“Questo è uno dei motivi per cui nel mercato sta diminuendo la sensibilità all‘aspetto del debito pubblico e di conseguenza anche agli appelli all‘Italia su questo punto”, spiega Giansanti.

DIREZIONE GIUSTA, RILIEVI SU COPERTURE E NODO CON EUROPA

Tra i punti chiave del piano tratteggiato da Renzi, da attuare nei prossimi tre mesi, il taglio da 10 miliardi del cuneo fiscale ai lavoratori con redditi più bassi, il rimborso totale dei residui 68 miliardi dei debiti commerciali delle Pubblica amministrazione alle imprese, cui è stato inoltre promesso il taglio del 10% dell‘Irap.

In generale, la scelta di dare respiro ai redditi più bassi, riducendo l‘onere fiscale sui salari per dare una spinta alla domanda interna, sfiancata da un biennio di riduzione del reddito disponibile, viene valutata positivamente, anche se una riduzione del costo del lavoro tramite un taglio dell‘Irap alle imprese viene in generale ritenuto uno strumento migliore per migliorare la competività.

In ogni caso, non mancano i rilievi sulle coperture che Renzi ha individuato, per quest‘anno, in tagli alla spesa pubblica più robusti del previsto, nell‘aumento del prelievo sulle rendite finanziarie, senza toccare Bot e Btp, dai probabili risparmi legati alla discesa dei tassi d‘interesse, e nell‘utilizzo dell‘attuale margine dal limite del 3% del rapporto deficit/Pil in termini nominali, senza sfondarlo.

“Il problema è che l‘Italia è sotto osservazione per debito eccessivo e le si richiede di ridurre il deficit strutturale: Renzi ha detto di fatto che non lo farà”, rileva Riccardo Barbieri, economista di Mizuho international.

Non a caso alla vigilia del tour europeo del premier, che inizierà sabato a Parigi e proseguirà prossima settimana con la difficile trasferta di Berlino per concludersi a Bruxelles, stamattina sono arrivati a braccetto gli avvertimenti di Bce e Commissione Ue.

“Probabilmente alla fine si arriverà a un compromesso con Bruxelles: verranno fatti più tagli a copertura, verrà delimitato l‘importo degli sgravi fiscali”, prevede Barbieri.

Renzi ha detto che in Europa intende giocarsi la carta delle riforme istituzionali, volte a migliorare il funzionamento del sistema politico, riducendone i costi. Un percorso la cui linearità è tutta da vedere ma è già avviato con l‘approvazione, alla Camera, della nuova legge elettorale.

Ma, soprattutto, il segretario del Pd, anche all‘estero, avrà buon gioco a presentarsi come la sola alternativa per l‘Italia al momento.

“Siamo del parere che gli osservatori internazionali possano guardare a Renzi come l‘uomo giusto che riporti il Paese sul percorso della ripresa, preferendo la prospettiva del ‘new kid in town’ a quella di un’ ‘unknown quantity’ come Beppe Grillo o Silvio Berlusconi, il ‘devil they know’”, scrivono in una nota gli analisti di Citi, piuttosto scettici, in realtà, sul rispetto della tempistica annunciata.

FINESTRA POSITIVA

Il neo-premier sembra avere della sua un contesto economico in miglioramento: il Pil italiano è tornato a crescere, pur debolmente, nell‘ultimo trimestre del 2013, dopo un biennio nero, e le prospettive per quest‘anno sono per un proseguiemento della lieve ripresa.

I tassi del debito pubblico sono ai minimi storici, e la domanda nei confronti di carta italiana è molto buona. Una tendenza confermata dalle odierne aste di Btp, che hanno permesso al Tesoro di fare il pieno, dopo l‘ampia offerta di ieri, comprend il decennale indicizzato all‘inflazione.

Quello che potrebbe compromettere questa luna di miele dei mercati nei confronti dell’ Italia e di Renzi sono più che altro fattori internazionali, su tutti la situazione in Ucraina.

“Se si dovesse arrivare a sanzioni nei confronti di Mosca, l‘Italia ne risentirebbe, visto che la Russia è uno dei principali mercati per l‘export”, che quest‘anno resterà il principale driver della crescita.

Un‘ulteriore incognita sull‘azzardo di Renzi.

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