12 marzo 2014 / 12:47 / 4 anni fa

PUNTO 2-Debiti Pa, Renzi promette sblocco totale crediti

* Renzi parla di sblocco 68 miliardi entro luglio

* Governo approva ddl su cessione crediti a banche e Cdp

* Italia sotto mirino Ue per squilibri eccessivi

* Renzi vuole da Europa più flessibilità sul debito - fonti (Riscrive dopo conclusione Consiglio dei ministri)

di Giselda Vagnoni e Giuseppe Fonte

ROMA, 12 marzo (Reuters) - Matteo Renzi ha promesso oggi di sbloccare il pagamento di 68 miliardi di debiti dovuti dalle amministrazioni pubbliche alle aziende private entro luglio e si dice pronto a cercare il via libera dell‘Europa se questo impegno dovesse comportare il superamento dei vincoli europei.

“Entro luglio ci sarà lo sblocco totale di 68 miliardi di euro”, ha detto il presidente del Consiglio annunciando un ambizioso piano di interventi in campo economico e fiscale.

Al 26 febbraio l‘Italia ha liquidato 22,8 miliardi sui 47,5 che il precedente governo di Enrico Letta aveva stanziato a questo fine tra metà 2013 e metà 2014.

I 68 miliardi sembrano quindi equivalere a una nuova tranche di oltre 43 miliardi.

La tesi di Renzi è che le passività totali ammontino ai 90-91 miliardi stimati da Bankitalia la scorsa primavera e riferiti a fine 2011.

“Al Mef non sono così convinti”, ammette però l‘ex sindaco di Firenze.

In effetti il ministero dell‘Economia dice ufficialmente da mesi che i 47,5 miliardi già stanziati “consentono di chiudere gran parte delle posizioni debitorie” accumulate al 2012, il cui esatto ammontare non è tuttavia noto.

LIMITI UE FRENANO AMBIZIONI DI RENZI

L‘Italia ha potuto iniziare a smaltire gli arretrati perché Letta aveva ottenuto dall‘Europa il permesso ad emettere più debito tra 2013 e 2014.

Una strada che il governo sembra voler tornare a percorrere con l‘avvio, da luglio, del semestre italiano di presidenza europea.

“È sicuro che l‘Italia chiederà di rinegoziare i tempi per la riduzione del debito” previsti dal nuovo Patto di stabilità europeo, il cosiddetto Fiscal Compact, ha detto una fonte governativa.

L‘Italia deve mantenere l‘indebitamento netto entro il 3% del Pil e ridurre il rapporto debito/Pil di 3,5 punti all‘anno nel triennio al 2015, quando scatterà la prima verifica di Commissione e Consiglio europeo sul Fiscal compact.

Per ora il ministro dell‘Economia, Pier Carlo Padoan, evita di sbilanciarsi: “Dobbiamo valutare nel contesto macroeconomico generale e, laddove ci siano scostamenti, dobbiamo ottenere l‘approvazione del Parlamento [dato che in Costituzione è stato inserito il principio del pareggio di bilancio] e l‘approvazione della Commissione europea: questo vale per le misure sui debiti ma vale anche per altre misure, compreso il taglio del cuneo”.

La settimana scorsa il commissario agli Affari economici, Olli Rehn, ha declassato l‘Italia nel gruppo dei paesi con “squilibri macroeconomici eccessivi” in compagnia di Slovenia e Croazia.

E chiedendo una correzione di 0,66 punti anziché di 0,1, come prevedono i documenti ufficiali del Tesoro, la Commissione europea ha sancito che l‘Italia è già ora fuori dal Fiscal compact.

RENZI RILANCIA PIANO BASSANINI

Oggi il governo ha solo approvato un disegno di legge che rende più semplice per le banche comprare dalle imprese i crediti commerciali.

“Introduciamo la garanzia dello Stato e un ruolo della Cdp che possa fungere da ulteriore elemento di garanzia entro i limiti stabiliti dalla Cassa stessa”, ha detto Padoan.

Il ddl modifica il decreto 76 del 2013, dando attuazione al piano suggerito dal presidente della Cdp, Franco Bassanini.

In sintesi, le banche dovrebbero comprare dalle imprese i crediti. In caso di morosità del debitore, gli istituti di credito avrebbero la possibilità di cedere i crediti assistiti dalla garanzia dello Stato alla Cdp entro un tetto annuo che Bassanini ha indicato in 3-5 miliardi.

Il ricorso a un disegno di legge, anziché ad un decreto che entra immediatamente in vigore, espone il governo a tempi potenzialmente lunghi di esame in Parlamento e riflette le obiezioni del Tesoro.

La Ragioneria generale dello Stato ritiene che la garanzia pubblica farà emergere in bilancio tutti i debiti commerciali, aumentando la correzione necessaria a rispettare i parametri del Fiscal compact.

- ha collaborato Roberto Landucci

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