Conti pubblici, "immotivati" dubbi su eredità Letta - Saccomanni

giovedì 6 marzo 2014 16:05
 

ROMA, 6 marzo (Reuters) - L'ex ministro dell'Economia, Fabrizio Saccomanni, bolla come "incomprensibili e immotivati" i commenti sulla correttezza dei conti pubblici presentati dal governo di Enrico Letta dopo che ieri la Commissione europea ha retrocesso l'Italia nel club dei Paesi con "squilibri macroeconomici eccessivi", assieme a Croazia e Slovenia.

Oggi diversi quotidiani attribuiscono al presidente del Consiglio, Matteo Renzi, dubbi sulla condizione del bilancio pubblico: "Sapevamo che i numeri non erano quelli che Letta raccontava, ma siamo gentiluomini e non abbiamo calcato la mano", avrebbe detto il Capo del governo secondo la Stampa. Dichiarazioni simili sono riportate anche da altri quotidiani e sempre attribuite a colloqui di Renzi con suoi collaboratori.

Da più parti, in particolare dalla minoranza del Pd, è arrivata oggi la richiesta di smentire tali affermazion i riportate fra virgolette.

Saccomanni, nella sua nota, dice che la Commissione europea "ha ribadito la divergenza tra le proprie stime e i nostri obiettivi per l'anno in corso. Divergenza che potrà eventualmente essere apprezzata soltanto quando tutte le misure messe in campo avranno potuto esprimere i propri effetti".

L'ultima stima ufficiale del Tesoro indica un Pil in crescita dell'1,1% nel 2014. Bruxelles si ferma al +0,6%.

"Sorprende la decisione della Commissione di classificare come 'eccessivi' gli squilibri macroeconomici italiani, anche perché all'elevato debito indicato nella 'in-depth review' hanno contribuito i versamenti ai fondi europei salva-Stati e l'operazione straordinaria di pagamento dei debiti arretrati delle pubbliche amministrazioni, concordata con la Commissione", prosegue il predecessore di Pier Carlo Padoan.

"Il governo Letta ha lavorato perché la dinamica del rapporto debito/Pil declinasse sia attraverso il contenimento del deficit, sia - e soprattutto - attraverso la crescita economica (quindi del denominatore). L'obiettivo di crescita intorno all'1% dunque è ambizioso ma realistico, e l'attuale governo non può che porsi obiettivi ancora più ambiziosi", cnclude Saccomanni.

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