Derivati, cala esposizione enti territoriali, soprattutto Comuni -Tesoro

venerdì 18 ottobre 2013 17:54
 

* Comuni in fuga, nozionale quasi dimezzato dal 2007
    * Regioni e province meno attive
    * Il Tesoro vieta agli enti di stipulare nuovi derivati

    ROMA, 18 ottobre (Reuters) - Seppur con ritmi diversi,
continua la graduale uscita di Regioni, Province e Comuni dal
rischioso mondo dei derivati.
    Da fine 2007, quando sono esplosi i primi scandali, il
debito sottostante i derivati si è ridotto di quasi 10 miliardi.
L'esposizione, secondo l'ultimo censimento del Tesoro che
contiene i dati al 30 giugno 2013, è scesa del 26%.
    Tenendo conto anche dei derivati arrivati a scadenza
naturale, la dinamica che emerge è chiara: gli amministratori,
quando si presentano, colgono le opportunità offerte dal mercato
per chiudere le posizioni.
    A fine 2007 erano 798 le amministrazioni con derivati in
portafoglio. Oggi sono 275, praticamente un terzo. Il numero dei
contratti si è ridotto del 60% in quasi sei anni.
    L'estinzione dei derivati si è concentrata tra 2011 e 2012,
mentre negli ultimi sei mesi c'è stato un rallentamento.
    Il censimento del Tesoro mostra che i sindaci sono i più
attivi nel cercare di chiudere i contratti. Il debito coperto
dai derivati dei Comuni si è quasi dimezzato nell'intero periodo
(-7 miliardi). I Comuni ancora con derivati in portafoglio sono
223 a fronte dei 725 di fine 2007.
    Anche Regioni e Province hanno ridotto la loro esposizione,
ma in misura molto inferiore.
    Si tratta di risultati in continua evoluzione in relazione
alle comunicazioni, non sempre affidabili, da parte degli enti
territoriali. Il Tesoro, da parte sua, aggiorna la serie storica
mano a mano che dalle comunicazioni obbligatorie emergono nuovi
contratti.
    
    NO A NUOVI DERIVATI, POSSIBILI RISTRUTTURAZIONI CON VINCOLI
    Mentre gli amministratori locali si muovono in questa
direzione, il ministero dell'Economia sta per chiudere una
stagione contrassegnata da troppi abusi, rendendo definitivo il
divieto di stipulare nuovi derivati. Il blocco è contenuto nella
legge di Stabilità e colpisce anche "i contratti di
finanziamento che includono componenti derivate".
    Il Tesoro lascia aperta la strada alla ristrutturazione dei
contratti ma fissa limiti precisi. Dal divieto sono escluse le
estinzioni anticipate e "l'acquisto di cap da parte dell'ente"
in un contratto di finanziamento.
    Quel che più conta, il Tesoro permette agli amministratori
di ridiscutere il contratto con le controparti "a seguito di
modifica della passività", purché sia mantenuta "la
corrispondenza tra la passività rinegoziata e la collegata
operazione di copertura".
    Il lessico è ipertecnico: in sostanza gli enti possono
ristrutturare i derivati solo per garantirsi meglio dai rischi
di tasso o di cambio. Il Tesoro non vuole più vedere sindaci o
governatori che usano i derivati per ottenere liquidità
nell'immediato, scaricando gli oneri sulle amministrazioni
future.
    
    Ecco i dati del Tesoro al 30 giugno 2013:
    
           Nozionale *    Numero enti    numero contratti

2007          37,355          798              1.333
2008          38,303          697              1.202
2009          37,021          552              1.009
2010          33,995          373                743
2011          30,934          318                645
2012          28,300          277                544
2013 **       27,545          275                536
      
    * Passività sottostanti i derivati, in miliardi
    ** Il dato è riferito al 30 giugno 2013
    
Suddivisione per tipologia al 30 giugno 2013:
    
           Nozionale      numero enti    numero contratti
    
Regioni       17,053           19                106    
Province       2,489           33                 86
Comuni         8,003          223                344
    
Suddivisione per tipologia al 31 dicembre 2007:
    
           Nozionale      numero enti    numero contratti
    
Regioni       18,896           19                112    
Province       3,546           50                147
Comuni        14,902          725              1.069    
        
    (Giuseppe Fonte)
    
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