Legge Stabilità, Napolitano: coraggio non significa incoscienza

venerdì 18 ottobre 2013 13:06
 

ROMA, 18 ottobre (Reuters) - Il presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, torna a difendere l'impianto della legge di Stabilità messo a punto dal governo di larghe intese, accusato da più parti di mancanza di coraggio. E spiega che coraggio non significa incoscienza.

"Bisogna intendersi sulla parola coraggio, che è una parola importante e si può prestare a vari usi, perché esiste anche la categoria del coraggio facile, quello del 'bisogna fare di più non bisogna temere di fare di più', ma questo è molto retorico, bisogna stare attenti a evitare che coraggio troppo facile non significhi coraggio poco responsabile", ha detto Napolitano in una video intervista rilasciata in occasione del Convegno di giovani industriali a Napoli.

Le parti sociali sono molto critiche sulla finanziaria perché non interviene in modo pesante sul cuneo fiscale e, lamentano i sindacati, colpisce i lavoratori del pubblico impiego.

Anche il Pdl si è spaccato tra i falchi che accusano l'esecutivo di Enrico Letta di aver varato un testo blando, e i governativi capitanati da Angelino Alfano che difendono le misure.

Napolitano, ricordando le sue parole per la cerimonia dei Cavalieri del Lavoro ha ribadito che "dinanzi alla legge di stabilità occorre un atteggiamento critico quanto si voglia, ma che sia sostenibilmente propositivo e consapevole dei vincoli e condizionamenti oggettivi che non si posso aggirare; quella non sarebbe prova di coraggio ma di incoscienza".

"Possiamo sottovalutare che l'Italia sia uscita da una procedura di infrazione per deficit eccessivo correndo il rischio che ci ricaschi? Il governo dice di no e penso sia una giusta preoccupazione", ha aggiunto il presidente notando che la prima reazione dei mercati alla finanziarie è stata una caduta dello spread, che è tornato ai livelli di luglio 2011.

Questo conferma, aggiunge il presidente, "che bisogna spostare l'accento in Italia e in Europa sulla crescita. ma non pensando che non esista più il problema del consolidamento delle finanze pubbliche".

Pur essendo doveroso un taglio della spesa pubblica, "non possiamo inventarci coperture fasulle sulle spese dello Stato", conclude Napolitano.

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