October 17, 2013 / 3:44 PM / 4 years ago

Fisco, con norme autodenuncia stima rientro 15 miliardi da Svizzera - fonte

6 IN. DI LETTURA

di Emilio Parodi e Elvira Pollina

MILANO, 17 ottobre (Reuters) - Dall'attuazione delle nuove norme per il rientro di capitali in Italia è lecito attendersi pagamenti al fisco relativi ai depositi oggi in Svizzera attorno ai 15 miliardi di euro.

Lo ha detto a Reuters una fonte a conoscenza del dossier.

"Gli svizzeri stimano la totalità del sommerso sui 100 miliardi di euro - ha spiegato - Con una eventuale riemersione, calcolando tasse, sanzioni e interessi di mora si stima l'ingresso nelle casse dello Stato del 15%, quindi, nel caso, attorno ai 15 miliardi".

All'extragettito che lo Stato incasserebbe per regolarizzare questi capitali emersi, andrebbero aggiunti, in prospettiva, prosegue la fonte, i proventi della tassazione "sulle relative rendite finanziarie conseguenti all'emersione".

La condizione perché l'emersione si concretizzi però, ha precisato la fonte, è l'adozione da parte dell'Italia di un quadro normativo specifico e adeguato che la renda possibile.

"Bastone e carota. Prima di tutto da un lato l'inasprimento delle ipotesi di reato che rischia chi non si regolarizza, dall'altro lato la possibilità di evitare proprio queste sanzioni penali più gravi con la piena collaborazione", dice la fonte.

Da questo secondo punto di vista nell'attuale legislazione manca una "premialità" in caso di autodenuncia all'erario in relazione alle conseguenze penali connesse ai reati fiscali che possono essere contestati.

"Per fare un esempio - ha continuato - con gli strumenti normativi attuali nei mesi scorsi una grande banca italiana ha imposto alla sua fiduciaria lussemburghese di far compilare ai propri clienti il modulo RW (il modulo per dichiarare al fisco investimenti all'estero, ndr). Il risultato è stato che metà dei clienti l'ha compilato, e l'altra metà invece ha cambiato banca".

Martedì sera, durante la conferenza stampa di presentazione della legge di stabilità, il premier Enrico Letta ha fatto espresso riferimento a questi nuovi strumenti normativi. "Presenteremo in Parlamento la norma redatta dalla commissione guidata dal procuratore aggiunto di Milano Francesco Greco - aveva detto Letta - Contiamo così di avere risorse in più [rispetto a quelle fissate dalla legge di stabilità]".

COMMISSIONE: REATI PIU' GRAVI MA POSSIBILITA' EVITARE PENALE

Già all'inizio di ottobre, nel discorso con cui chiese la fiducia alle Camere, Letta fece cenno alla commissione Greco, istituita da Paola Severino, ministro della Giustizia del governo Monti.

La commissione concluse i suoi lavori nell'aprile 2013 con una relazione sull'autoriclaggio e l'abuso dei beni sociali che identificava e proponeva sanzioni severe per questa fattispecie di reato e, di seguito, ipotizzava strumenti di premialità per facilitare l'emersione dei capitali e la "voluntary disclosure" dei contribuenti con fondi non dichiarati all'estero.

Prima di tutto dunque, la commissione prevede il nuovo reato di autoriciclaggio, attualmente non individuato e non punito, a cui si aggiunge quello di abuso di beni sociali, prevedendo una pena compresa fra i quattro e i 12 anni di reclusione. Suggerisce modifiche più stringenti al monitoraggio fiscale e sanzioni antiriciclaggio "effettive e dissuasive".

Nella relazione finale però, c'è anche un ampio spazio per i meccanismi premiali che, partendo dall'obbligo per il contribuente che si autodenuncia di provvedere al pagamento per intero delle imposte evase, senza alcuno 'sconto', suggeriscono "un'attenuazione, anche molto sensibile, delle relative sanzioni amministrative in relazione all'effettività e alla esaustività della collaborazione offerta, una differenziazione del trattamento sanzionatorio a seconda del momento in cui l'autodenuncia avviene".

"In proposito, qualora l'autodenuncia avvenga prima dell'avvio di attività amministrative o di indagine, si dovrebbe escludere la sanzione penale e applicare solo quelle amministrative, calibrandone opportunamente l'importo per tener conto del comportamento collaborativo".

"Collaborare però non significa solamente far emergere i propri soldi all'estero - conclude la fonte - Per evitare le sanzioni penali, che con le ipotesi di reato di autoriciclaggio sarebbero effettive e più gravi, occorrerà una collaborazione attiva, portare i conti, svelare i meccanismi di occultamento...".

Già da qualche settimana molti istituti svizzeri stanno invitando la clientela estera, e dunque anche quella italiana, a mettersi in regola con il fisco e a dimostrare di aver compiuto questo passo, alcuni arrivando a minacciare la chiusura del conto.

Il governo di Berna, infatti, sta allentando la normativa sul segreto bancario, nel tentativo di tutelare i propri istituti da procedimenti penali come quello che ha portato alla chiusura della banca Wegelin.

Pochi giorni fa, inoltre, la Svizzera ha firmato la Convenzione Ocse sulla cooperazione fiscale.

Quest'ultima prevede forme di cooperazione, tra cui lo scambio di informazioni su richiesta. Questo obbligherebbe, di fatto, gli istituti a fornire i dati eventualmente richiesti dalle autorità fiscali dei paesi aderenti, tra cui l'Italia, mentre per quanto riguarda lo scambio automatico è necessario un accordo supplementare tra gli Stati contraenti.

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