16 ottobre 2013 / 13:38 / 4 anni fa

PUNTO 4-Legge Stabilità non piace a sindacati che minacciano sciopero Pa

* D'Alia: blocco 2014 già previsto. Sindacati: ci incontri

* In un decennio dipendenti pubblici -368 mila, dice Istat (Aggiorna con Camusso (Cgil)

di Francesca Piscioneri

ROMA, 16 ottobre (Reuters) - Ancora non si ha contezza della versione definitiva della legge di Stabilità varata dal governo ieri a tarda sera che già arrivano le minacce di mobilitazione dei sindacati.

Nel mirino, in particolare, la stretta sul pubblico impiego che, nelle intenzioni dell'esecutivo di Enrico Letta, contribuirà con altre voci a tagliare la spesa di 3,5 miliardi nel triennio 2014-2016.

La reazione non sorprenderà il premier che per primo, già ieri, ha messo le mani avanti affermando che la legge di Stabilità "sarà fatta in due tempi" e ci saranno "aggiustamenti" durante l'esame di Camera e Senato.

"Lasciamo al Parlamento e alle parti sociali il modo migliore per trovare le forme su come utilizzare queste risorse", ha detto.

La prima norma che ha messo in allerta i sindacati è il blocco della contrattazione per i pubblici dipendenti estesa a tutto il 2014.

Il leader della Uil, Luigi Angeletti, ha annunciato di buon mattino "proteste moto forti", compreso lo sciopero, e anche la Cgil è pronta a mobilitarsi, ma i toni dei suoi vertici sono più smorzati soprattutto sull'eventualità di uno sciopero generale.

"Lo sciopero è una forma di mobilitazione che non escludo né per la categoria né per l'insieme delle organizzazioni, ma credo sia necessario discuterne con Cisl e Uil", ha risposto in serata il segretario del primo sindacato italiano, Susanna Camusso, al Tg3 che le chiedeva se la Cgil fosse pronta a giocare questa carta.

Getta acqua sul fuoco delle reazioni sindacali il ministro del Welfare, Enrico Giovannini: "E' un ddl, abbiamo due mesi di tempo per discutere... abbiamo fatto delle scelte, con il Parlamento decideremo la giusta combinazione".

Il suo collega della Funzione pubblica, Gianpiero D'Alia, ha cercato di sminuire la portata dell'intervento, ricordando che non ci sono novità rispetto a quanto deciso dal Consiglio dei ministri dello scorso agosto, che ha approvato un regolamento per prorogare alla fine del prossimo anno il blocco della contrattazione e degli aumenti automatici degli stipendi dei dipendenti pubblici.

Le organizzazioni di categoria di Cgil-Cisl-Uil chiedono un incontro al ministro e non escludono "nel caso in cui questo assurdo mutismo e la repentina chiusura al confronto dovessero perdurare, il ricorso a una forte mobilitazione generale".

LE MISURE CONTESTATE E I TAGLI DI QUESTI ANNI

La finanziaria esclude il recupero dell'indennità di vacanza contrattuale per il biennio 2013-2014 e l'aggiornamento dell'indennità 2015-2017 rispetto a quella valida per il 2013. "I risparmi di spesa lordi sono quantificati in 300 mln per il 2015 e 440 mln a decorrere dal 2016 relativamente al comparto Stato", si legge nella bozza della legge.

"Non basta affermare, come fa il ministro D'Alia, che il blocco del 2014 era stato deciso. Escludere il pagamento dell'indennità di vacanza contrattuale per gli anni 2015-2016-2017, ovvero un parziale recupero dell'inflazione, vuol dire di fatto allungare il blocco di altri 4 anni", dicono i segretari generali Fp-Cgil, Cisl-Fp, Uil-Fpl e Uil-Pa.

Il turn over del personale (esclusi polizia, vigili del fuoco e forze armate) è limitato fino al 2018 al 40% delle uscite nel 2015, al 60% nel 2016, e all'80% nel 2017. I risparmi sono quantificati in 10,1 mln nel 2015, 93,3 mln nel 2016, 202,7 nel 2017 e 239 mln a decorrere dal 2018.

Previsto anche un taglio agli straordinari con risparmi pari a 67 milioni dal 2014.

A decorrere dal prossimo anno poi, per i dipendenti pubblici che hanno diritto a una buona uscita superiore a 50.000 euro, la cifra non sarà elargita in un'unica soluzione ma sarà diluita.

Infine, viene ridotto del 50% l'onorario spettante agli avvocati della Pa per il patrocinio relativo alle cause favorevoli con risparmi lordi quantificati in 50 milioni dal 2014 per lo Stato e gli enti dotati di autonomia finanziaria. E sono introdotti limiti al trattamento economico complessivo per il personale della Pa con risparmi quantificati in 5 milioni dal 2014 per il solo settore dello Stato e in circa 190 mln per tutta la Pa.

Istat ha rilevato che nel decennio 2001-2011 i dipendenti pubblici sono scesi a poco più di 2,8 milioni, con una contrazione dell'11,5% pari a 368 mila unità.

Se si aggiungono gli appartenenti alle forze armate e ai corpi di polizia, sempre escludendo i precari, i lavoratori del pubblico, sono 3,2 milioni e sono costati allo Stato nel 2011 158 miliardi a fronte dei 162 del 2009, anche per effetto del blocco del turn over.

L'Aran quantifica, nel biennio 2011-2012, in una flessione dell'1,3% il calo degli stipendi pubblici a fronte di un +2,3% circa nell'industria manifatturiera.

Il blocco del turn over, sempre secondo l'Agenzia dei contratti pubblici, ha prodotto un innalzamento dell'anzianità degli occupati, la cui età media è passata in 10 anni, dal 2001 al 2011, da 43,6 anni a 47,8 anni.

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