1 ottobre 2013 / 10:37 / tra 4 anni

Governo, Letta deciderà domani stesso se chiedere fiducia o meno - fonti

ROMA, 1 ottobre (Reuters) - Il presidente del Consiglio Enrico Letta si prepara a intervenire domani in Parlamento - in mattinata al Senato, dove il centrosinistra ha meno seggi, nel pomeriggio alla Camera - ma deciderà solo alla fine del dibattito se chiedere un voto di fiducia o salire al Colle per valutare il da farsi col presidente della Repubblica Giorgio Napolitano.

Lo riferiscono fonti del governo e del Pd, il partito del premier, che questa sera riunirà i propri gruppi parlamentari.

Il Pd, per bocca del ministro per i Rapporti con il Parlamento Dario Franceschini, ha già bocciato come “irricevibile” la proposta del leader del centrodestra Silvio Berlusconi di votare la Legge di Stabilità e di andare poi ad elezioni.

Il partito di maggioranza relativa ha anche chiarito che non vuole “governicchi”, dopo le dimissioni dei ministri del Pdl. Quindi il Pd non è a caccia dei voti di singoli dissidenti, anche del Movimento 5 Stelle o di Sel, perché non basterebbero a garantire stabilità all‘esecutivo.

Il premier Letta, spiegano ancora le fonti, si aspetta dunque che domani, in Parlamento, si formalizzi la rottura esplicita tra “falchi” e “colombe” del centrodestra, con la creazione di un gruppo autonomo che potrebbe essere guidato dallo stesso Angelino Alfano, segretario Pdl e vicepremier dimissionario.

“Se però gli interventi dei vari (Gaetano) Quagliariello o (Maurizio) Sacconi e degli altri dovessero essere flosci, allora Letta, alla fine del dibattito eviterebbe il voto di fiducia e salirebbe direttamente al Quirinale”, per illustrare la situazione al capo dello Stato, dice una fonte del governo.

Franceschini, i capigruppo del Pd al Senato e alla Camera e lo stesso Letta sono in contatto costante con i dissidenti del Pdl, dice ancora la fonte.

Ma nel caso i tempi non fossero ancora maturi per uno showdown nel partito di Berlusconi - che ieri ha parlato all‘assemblea dei suoi deputati ma non ha voluto aprire il dibattito - evitare il voto di fiducia domani consentirebbe ai dissidenti di guadagnare margini e a Letta di poter tentare di dare vita a un governo bis.

Letta, in questo frangente, godrebbe anche del sostegno del sindaco di Firenze e candidato segretario del Pd Matteo Renzi, che sarebbe d‘accordo a sostenere il governo fino al 2015, dice la fonte governativa.

Ma una fonte vicina allo stesso Renzi - il quale ieri su Facebook ha scritto che parlerà soltanto dopo l‘intervento di Letta - non ha voluto commentare, dicendo solo che “non siamo preoccupati proprio di niente”.

Neanche dell‘eventualità che una parte del Pd voglia andare al voto il più presto possibile - rimandando il prossimo congresso del partito - per sostenere Letta alle primarie per il candidato premier del centrosinistra, contro lo stesso Renzi, forti di sondaggi che oggi danno i due vicini nel gradimento da parte degli elettori Pd.

(Massimiliano Di Giorgio)

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