30 settembre 2013 / 15:38 / tra 4 anni

PUNTO 1-Pdl, 20 senatori pronti a lasciare partito se Berlusconi non abbandona linea falchi

* La linea dura contro il governo Letta può spaccare il Pdl

* Se prevalgono falchi nascerà un nuovo partito “diversamente moderato”

* Letta chiederà fiducia Senato mercoledì prossimo (Aggiunge altre dichiarazioni, contesto)

di Giselda Vagnoni

ROMA, 30 settembre (Reuters) - Almeno 20 senatori del Pdl potrebbero lasciare il Pdl se Silvio Berlusconi non abbandonerà il progetto di far saltare il governo di larghe intese di Enrico Letta e andare a nuove elezioni a sette mesi dalle ultime.

Lo riferisce a Reuters una fonte del Pdl mentre a Roma Berlusconi è impegnato oggi in una serie di incontri con i vertici del partito e i gruppi parlamentari.

Nel pomeriggio il Cavaliere presiederà una riunione dei gruppi del Pdl a palazzo Montecitorio.

“Al Senato gli ex Pdl potrebbero essere più di 20”, ha detto la fonte che ha chiesto di non essere citata.

Una ventina di senatori dissidenti del centrodestra sulla carta sono sufficienti per far ottenere a Letta la maggioranza.

“Se stasera Silvio non decide di fare un passo indietro rispetto al progetto dei falchi, da qui a mercoledi si potrebbe costruire un nuovo soggetto diversamente moderato”, aggiunge.

Le colombe del partito sosterranno oggi l‘idea che il Pdl “deve essere disposto a discutere sui contenuti dell‘azione di governo” e che nella futura Forza Italia “non ci dovranno essere ruoli di leadership affidati a falchi che non portano un voto”.

I ministri del Pdl dicono di aver saputo che Berlusconi aveva chiesto loro di dimettersi al termine di una riunione ristretta ad Arcore tra il Cavaliere, la figlia Marina e i parlamentari Daniela Santanchè, Denis Verdini e Niccolò Ghedini.

La decisione ha di fatto aperto la strada alla crisi del governo Letta mentre l‘Italia cerca di uscire dalla peggiore recessione dal dopo guerra, una decisione che ha messo in subbuglio i mercati anche se non c‘è stato il panico di altre volte.

Gli investitori temono che una nuova fase di instabilità politica nella terza economia dell‘euro possa avere un impatto negativo sull‘intera area.

L‘Italia ha il secondo debito in rapporto al Pil tra le economie europee dopo la Grecia pari a oltre 2.000 miliardi di euro e oggi l‘agenzia Fitch ha detto che una prolungata fase di incertezza sulla politica economica metterebbe a rischio il rating del Paese.

Dopo la pubblicazione della notizia sulla ribellione in atto tra le fila del Pdl la Borsa ha ridotto le perdite e i rendimenti dei titoli di Stato hanno abbandonato i picchi del giorno.

L‘indice Ftse MIB ha ridotto le perdite all‘1,43% da meno 1,9%, per poi ridurle ulteriormente e chiudere a -1,2%.

I rendimenti italiani hanno perso quota anche se sono rimasti oltre la chiusura precedente, a 4,56%.

Il differenziale tra i rendimenti sul Btp a 10 anni e il Bund tedesco, principale barmetro del sentimento del mercato, si è allargato a 294 punti base per poi ridiscendere a quota 285 nella speranza che Berlusconi possa ammorbidire i toni dello scontro nella maggioranza.

Nel fine settimana il Cavaliere, che è stato condannato per frode fiscale e rischia di essere estromesso dal Senato, ha chiesto che l‘Italia torni alle urne il prima possibile contestando il mancato varo di un decreto per la sospensione dell‘aumento della Iva.

I ministri del Pdl hanno nella giornata di ieri criticato le modalità con cui il loro leader ne ha chiesto le dimissioni.

Letta ha definito un gesto folle quello di Berlusconi e ha detto di voler verificare in parlamento mercoledì se dispone ancora di una maggioranza.

“I ministri del Pdl hanno in queste ore espresso valutazioni su basi diverse rispetto a Berlusconi. Sento che anche in Parlamento questa incertezza c‘è”, ha detto ieri sera Letta.

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