30 settembre 2013 / 08:04 / tra 4 anni

MARKET VIEW 4-Crisi governo, reazioni del mondo economico-finanziario

(Aggiunge commento)

MILANO, 30 settembre (Reuters) - Apertura in calo questa mattina per i mercati azionario e obbligazionario italiani a seguito della crisi del governo guidato da Enrico Letta, scoppiata nel fine settimana con le dimissioni dei ministri del Pdl su indicazione di Berlusconi. Una crisi che arriva a meno di due settimane dall‘approvazione della Legge di Stabilità e con un governo peraltro chiamato ad una mini-manovra necessaria per correggere il lieve sforamento del deficit italiano nel 2013 rispetto ai parametri europei.

Stamane lo spread di rendimento tra Btp e Bund è balzato in apertura oltre 300 punti base dai 270 della chiusura di venerdì, riportandosi sui massimi dalla fine dello scorso giugno, salvo poi frenare leggermente dopo le ore 9, appena sotto quota 300 (va comunque sottolineato che proprio stamattina, su piattaforma Tradeweb, ha avuto luogo il ‘roll’ tra il vecchio decennale maggio 2023 e il nuovo benchmark marzo 2024: quest‘ultimo tratta ad un rendimento di circa 14 punti base superiore al primo).

Pesante anche Piazza Affari, con l‘indice Ftse Mib in calo in apertura dell‘1,8%. La flessione si è poi attestata in area 2%, la più significativa tra le principali borse europee.

Il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano ha chiesto a Letta di verificare in Parlamento l‘esistenza di una maggioranza, alla luce anche dei distinguo giunti nelle ultime ore dagli stessi ministri di centrodestra e da diversi esponenti del Pdl - contrari alla linea dura della rinata Forza Italia - e da alcuni transfughi grillini.

Forza Italia, come il M5S, chiede il ritorno alle urne, mentre il Pd, per bocca del segretario Epifani, si è dichiarato disponibile a un esecutivo di servizio, ma non a “governicchi”.

Di seguito il commento di economisti e operatori sul possibile andamento odierno dei mercati:

Commenti raccolti dopo l‘apertura dei mercati:

GIOVANNI ZANNI, Credit Suisse

“Bisogna chiaramente attendersi volatilità, incertezza e qualche ulteriore allargamento dello spread nella seduta di oggi, in aggiunta alla reazione negativa accumulatasi nelle ultime settimane, ma le cose potrebbero muoversi poi in ogni direzione. Il fatto che le indagini congiunturali mostrino un qualche chiaro miglioramento dovrebbe mettere un freno alla volatilità per adesso. Invece un downgrade (sull‘Italia), se si dovesse materializzare a seguito della crisi politica, avrebbe probabilmente un effetto opposto sugli spread. Vale inoltre la pena notare che l‘impatto della crisi dovrebbe essere limitato per quel che riguarda le finanze pubbliche. L‘incapacità di prendere decisioni di politica economica è controbilanciata dall‘esistenza di misure già approvate che copriranno gran parte delle esigenze fiscali necessarie per raggiungere il target di deficit del 3% del Pil. Riteniamo che lo sfasamento dovuto all‘incertezza e alla mancanza di un governo sarebbe limitato, diciamo circa mezzo punto percentuale”.

LUCA JELLINEK, Credit Agricole

“Il rialzo dello spread di questa mattina è normale vista la situazione politica. Niente è scolpito nella roccia ma sicuramente la tendenza è negativa, e tutto dipende assolutamente da come si sviluppa la situazione politica, che mi pare ancora molto aperta. Le vendite stamattina sono generalizzate sui bond italiani, anche se di flussi veri e propri non ce ne sono molti, si tratta più che altro di un ‘mark down’ del mercato. Sicuramente si va verso un aumento della volatilità, con possibile riflessi anche sul debito di altri paesi, come la Spagna”.

ALESSANDRO GIANSANTI, Ing

“I mercati stanno punendo soprattutto la parte breve della curva italiana, ma non mi aspetto crisi estreme. Lo spread sul 10 anni potrebbe al massimo risalire a 350 punti base, sui livelli visti a febbraio. Rispetto ad allora la situazione è migliore dal punto di vista macro, certo si rischia una nuova fase di incertezza per famiglie e imprese che potrebbe deprimere ancora la domanda interna e in qualche modo pesare anche sul deficit italiano. Noi crediamo che non si andrà ad elezioni senza una nuova legge elettorale, se ciò invece dovesse avvenire sarebbe sicuramente lo scenario peggiore e potremmo osservare un allargamento dello spread più corposo”.

Commenti raccolti prima dell‘apertura dei mercati:

LOREDANA FEDERICO, economista Unicredit

“La situazione politica italiana si è deteriorata velocemente negli ultimi giorni, mettendo in discussione la nostra visione secondo cui la situazione personale di Berlusconi non avrebbe messo in pericolo la stabilità della coalizione di governo (...). Il premier Letta e il presidente Napolitano hanno concordato sulla necessità di andare ad un voto di fiducia in Senato, che si terrà probabilmente mercoledì. Quel giorno Letta non dovrebbe accettare distinguo, tutti i partiti dovranno prendere una posizione chiara sul loro sostegno al governo. Letta, nel suo discorso prima del voto di fiducia, probabilmente delinerà richieste per: la completa autonomia del proprio governo rispetto ad ogni decisione del Senato sul destino politico di Berlusconi; forte sostegno ad una incisiva legge di Stabilità da presentare per metà ottobre; un accordo per la rapida riforma della legge elettorale; e probabilmente la possibilità di andare avanti con le riforme istituzionali e la presidenza italiana dell‘Ue nel secondo semestre del 2014”.

FRANCESCO GARZARELLI, SILVIA ARDAGNA, Goldman Sachs

“Le tensioni politiche arrivano in un momento poco opportuno per l‘Italia, in cui si discute la legge di Stabilità dell‘anno prossimo (...). Le dimissioni dei ministri del Pdl aumenteranno chiaramente la volatilità sul mercato dei bond governativi, analogamente a quanto visto tra febbraio e aprile prima della formazione dell‘attuale governo. Un qualche ulteriore allargamento dello spread (tra Btp e Bund decennali) potrebbe essere giustificato in risposta all‘incertezza sulla nuova composizione del governo e sull‘eventualità che il sostegno parlamentare possa arrivare a scapito delle poche riforme che la coalizione guidata da Letta stava cercando di portare avanti. A fine aprile raccomandammo di andare lunghi sul Btp decennale contro i pari scadenza francesi fino ad uno spread di 221 punti base. Ora consideriamo di chiudere tale posizione ai livello di lunedì. Ci sono tuttavia due fattori che potrebbero mitigare la reazione del mercato. Primo, i nostri modelli suggeriscono che gli spread italiani trattano già sopra i loro livelli ‘fair’ (circa 210 pb). Questo potrebbe riflettere il fatto che i fattori politici sono già incorporati (...). Secondo, circa due terzi dello stock di titoli pubblici italiani sono ora in mani domestiche, sostenute dall‘attuale riallocazione degli investitori al dettaglio fuori dalla liquidità. Secondo le nostre stime l‘Italia ha finanziato il deficit 2013 e c‘è un importo limitato di bond in scadenza da qui alla fine dell‘anno”.

FABIO FOIS, GIUSEPPE MARAFFINO, economisti Barclays

“Le crescenti tensioni politiche in Italia hanno cominciato a pesare sui Btp già la settimana scorsa. Comunque, vale la pena notare che nel corso di quest‘anno, i Btp hanno mostrato una certa resilienza a periodi di stress sul mercato. Escludendo, comunque uno scenario di ritorno alle urne con l‘attuale sistema elettorale, non vediamo motivi per una liquidazione di massa dei Btp, che sarebbe la causa principale del caos sul mercato e di un rialzo significativo dei rendimenti, come avvenuto nel quarto trimestre del 2011”.

ALESSANDRO TENTORI, responsabile rates strategy Citigroup

“Già nei giorni passati si è avuto un sentore di come i mercati fossero preoccupati. Anche nel lungo periodo, i mercati hanno - giustamente - rimosso lo spread tra Spagna e Italia. A mio avviso questo rifletteva non solo la situazione politica Italiana, ma anche la scarsa voglia del governo Letta di fare le riforme, che invece in Spagna sono almeno cominciate. Tipicamente si dovrebbe assistere a un appiattimento ‘bear flattening’ della curva Btp, cioè i titoli a breve dovrebbero sottoperformare i titoli a lunga scadenza. Mi aspetto un‘ulteriore sottoperformance dei Btp rispetto ai Bono Spagnoli. C‘è inoltre il rischio di un mini-contagio su paesi come Belgio e Francia che storicamente hanno una sensitività al Btp più alta degli altri paesi core. Il tutto potrebbe essere esacerbato da un movimento al ribasso che quasi certamente vi sarà sull‘azionario. Non posso stimare cosa faranno le agenzie di rating, per le quali la stabilità politica è essenziale. Nel lungo periodo il problema comunque non cambia: Governo o non governo, di sinistra o di destra, Monti o Cincinnato, le riforme vanno fatte. In mancanza di riforme non si esclude un ritorno della discussione sulla sostenibilità del debito con gravi conseguenze”.

(Elvira Pollina, Giulio Piovaccari)

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