29 settembre 2013 / 14:48 / 4 anni fa

PUNTO 6-Ministri Pdl contro linea dura Berlusconi. Per Colle quadro incerto

* Quattro ministri Pdl si sfilano da nuova FI

* Dichiarazioni ministri Pdl “politicamente significative”-Quirinale

* Napolitano: fine legislatura extrema ratio

* Berlusconi: al voto per vincere. Sì a legge stabilità (Aggiorna con dichiarazioni Letta)

di Emilio Parodi e Francesca Piscioneri

ROMA, 29 settembre (Reuters) - Il quadro politico è sempre più incerto al termine di una giornata segnata dalle critiche dei ministri Pdl, dimissionari, alla linea dura imposta dal loro leader, e a un susseguirsi di dichiarazioni contraddittorie da parte dello stesso Silvio Berlusconi.

Lo dice il Quirinale in una nota diffusa dopo l‘incontro tra il presidente della Repubbica, Giorgio Napolitano e il premier Enrico Letta, in cui si conferma che chiarezza sul destino del giovane esecutivo delle larghe intese sarà fatta solo in Parlamento.

“Il succedersi nella giornata odierna di dichiarazioni pubbliche politicamente significative dei ministri dimissionari, di vari esponenti del Pdl e dello stesso presidente Berlusconi ha determinato un clima di evidente incertezza circa gli effettivi possibili sviluppi della situazione politica”, si legge nella nota.

Letta, intervenendo in serata alla trasmissione “Che tempo che fa” su Rai Tre, ha precisato che si presenterà mercoledì prossimo davanti a Camera e Senato per illustarre l‘attività di governo e chiedere la fiducia. “I ministri del Pdl hanno in queste ore espresso valutazioni su basi diverse rispetto a Berlusconi. Sento che anche in Parlamento questa incertezza c‘è”, ha detto.

Parlando in mattina aa Napoli, il giorno dopo che Berlusconi ha fatto precipitare la situazione imponendo ai suoi cinque ministri le dimissioni dal governo, il capo dello Stato ha dichiarato che lo scioglimento delle Camere avverrà solo se non ci saranno “altre possibilità” per tenere in vita il governo.

L‘ex premier di centrodestra, chiuso ad Arcore il giorno del suo 77esimo compleanno, prima ha reagito attaccando: “ elezioni al più presto possibile, le vinceremo”.

Poi però ha cambiato linea e - proprio come quando determinò la crisi del governo di Mario Monti alla fine dello scorso anno - si è detto pronto a votare in Parlamento i provvedimenti economici necessari per non danneggiare l‘Italia: la legge di stabilità da varare entro metà ottobre e i provvedimenti per bloccare Imu e Iva.

Proprio il mancato varo della manovrina venerdì scorso porta dal primo ottobre all‘aumento dell‘Iva dal 21 al 22%.

La vera notizia di oggi, però, è la posizione dei ministri del Pdl che, pur accettando la richiesta del leader di lasciare il posto al governo, si dissociano dalla linea dura.

Gaetano Quagliariello, Beatrice Lorenzin, Maurizio Lupi e financo il segretario Angelino Alfano, annunciano che non aderiranno alla nuova Forza Italia dei falchi.

Solo il ministro dell‘Agricoltura, Nunzia Di Girolamo, concede un‘altra chance in attesa della riunione dei gruppi di domani ma rigetta i “radicalismi” e gli “strappi estremi”.

BERLUSCONI PER LA PRIMA VOLTA CRITICATO. CAOS PDL

Berlusconi sostiene che la decisione di far dimettere i suoi ministri è motivata dalla volontà di non accettare “la responsabilità per l‘aumento delle tasse. Le mie vicende non c‘entrano”.

Per la prima volta dalla sua discesa in campo, però, intorno al Cavaliere si apre la crepa del dissenso tanto che domani alle 17 presiderà l‘assemblea dei gruppi parlamentari Pdl-Fi.

Inizia Maurizio Lupi, ministro dimissionario Infrastrutture, secondo il quale “così non va. Forza Italia non può essere un movimento estremista in mano a degli estremisti... Angelino Alfano si metta in gioco per questa buona e giusta battaglia”.

Risponde il ministro dell‘Interno con frasi inedite: si dice non disponibile ad aderire a una rinata Forza Italia guidata dagli estremismi. Se così sarà, lui sarà “diversamente berlusconiano”.

Nel frattempo sia Quagliariello che Lorenzin hanno rassegnato le dimissioni annunciando però che non faranno parte di Forza Italia. In serata arriva anche l‘amarezza di Di Girolamo.

Crepe, obiezioni e distinguo alle quali Berlusconi risponde in serata nel suo terzo round di dichiarazioni domenicali, quando, dopo aver detto che bisogna sfatare il “luogo comune” della necessità della stabilità e che “quando i governi duravano 11 mesi l‘economia cresceva”, sembra rivolgersi ai dissidenti affermando di essere certo “che nulla e nessuno ci dividerà e spero anche che i moderati saranno uniti anche alle prossime elezioni”.

Rema in qualche modo contro il capo anche l‘influente parlamentare del Pdl Fabrizio Cicchitto secondo il quale Berlusconi “non ha bisogno di un partito di alcuni estremisti che nelle occasioni cruciali parlano con un linguaggio di estrema destra”.

Tutti, senza citarli, ce l‘hanno con i falchi capeggiati da Daniela Santanché e Denis Verdini che, a differenza dei ministri, erano ad Arcore con Berlusconi quando questi ha deciso le dimissioni dei ministri.

La situazione era precipitata in settimana quando i parlamentari del Pdl hanno minacciato le dimissioni se Berlusconi, condannato in via definitiva per frode fiscale, sarà fatto decadere da senatore il 4 ottobre.

Di qui la decisione del governo venerdì sera di far saltare il decreto che avrebbe bloccato l‘aumento dell‘Iva, vista la possibile mancanza di una maggioranza - dopo le annunciate dimissioni di massa pidielline - per far convertire in legge il decreto.

E quindi, il giorno dopo, il ritiro dei ministri del Pdl motivato ufficialmente dall‘inevitabile aumento dell‘Iva.

Prima dell‘incontro con Napolitano, Letta si è distratto partecipando a un convegno sulla pace presso la comunità di Sant‘Egidio e ha scherzato: “Se vi scapperà qualche preghiera per l‘Italia in questi giorni sarà utile per noi”.

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