29 settembre 2013 / 13:16 / tra 4 anni

Governo, Napolitano, elezioni solo "senza altre possibilità". Berlusconi: "Voto subito"

* Napolitano: verificherò possibilità legislatura

* Berlusconi: elezioni al più presto possibile

* Tre ministri Pdl criticano accelerazione crisi

* Stasera incontro Quirinale-Letta

MILANO, 29 settembre (Reuters) - Per il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano lo scioglimento delle Camere avverrà solo dopo aver verificato che non ci sono “altre possibilità”. Queste le prime parole del presidente dopo che ieri l‘ex premier Silvio Berlusconi ha fatto dimettere i ministri del Pdl dal governo di larghe intese guidato da Enrico Letta.

“Siamo in una fase un po’ criptica - ha detto il capo dello Stato a margine di un incontro pubblico a Napoli - Io cercherò di vedere se ci sono le possibilità per il prosieguo della legislatura”.

Napolitano, che in serata incontrerà Letta a Roma, alla domanda su un eventuale scioglimento delle Camere ha risposto ai giornalisti: “Solo senza altre possibilità”.

“Procederò con una attenta verifica dei precedenti di altre crisi, a partire dalla crisi del secondo governo Prodi”.

BERLUSCONI: VIA DA GOVERNO PER TASSE. LETTA: BUGIE

Di segno opposto le dichiarazioni di Berlusconi, che in un collegamento telefonico a una riunione di Forza Italia di Napoli, torna a dire che la decisione di far dimettere i suoi ministri è motivata dalla volontà di non accettare “la responsabilità per l‘aumento delle tasse”.

“Le mie vicende non c‘entrano - ha detto ai suoi sostenitori - Sono venute meno le condizioni di sostegno a questo governo, ci siano trovati di fronte a una sinistra che continua a mettere le mani nelle tasche degli italiani”.

Berlusconi nella telefonata ha quindi chiesto “elezioni al più presto possibile, le vinceremo”.

Il premier Letta, che stasera dopo aver incontrato il presidente della Repubblica dovrebbe collegarsi con la trasmissione “Che Tempo Che Fa” da Palazzo Chigi, ieri aveva definito la decisione di Berlusconi “un gesto folle e irresponsabile” giustificato con una “bugia macroscopica”.

In sostanza Berlusconi sostiene di aver dato avvio alla crisi perché nel Cdm di venerdì sera il governo aveva deciso di non approvare il decreto che avrebbe bloccato l‘aumento dell‘Iva, in vista di un chiarimento in Parlamento. Reazione all‘annuncio di deputati e senatori Pdl di dimissioni nel caso in cui il 4 ottobre la Giunta per le immunità del Senato avesse sancito la decadenza di Berlusconi da senatore dopo la condanna definitiva per frode fiscale nel processo Mediaset.

Letta invece sostiene che il no al decreto sull‘Iva è figlio dalla mancanza della certezza di una maggioranza per convertire il decreto per le possibili dimissioni dei parlamentari Pdl e che il gesto di Berlusconi è motivato unicamente “a coprire le sue vicende personali” (la possibile decadenza da senatore per la condanna definitiva), “tentando di rovesciare la frittata con l‘alibi dell‘Iva”.

TRE MINISTRI PDL DISSENTONO. DOMANI ASSEMBLEA PARLAMENTARI

Intanto però la decisione del ritiro dei ministri Pdl causa più di uno scossone all‘interno del partito con tre ex ministri Pdl che hanno voluto segnalare il loro disagio, tanto che domani alle 17 l‘ex premier ha convocato l‘assemblea dei gruppi parlamentari Pdl-Fi per i chiarimenti del caso.

Maurizio Lupi, ministro dimissionario Infrastrutture, ha detto “così non va. Forza Italia non può essere un movimento estremista in mano a degli estremisti. Noi vogliamo stare con Berlusconi, con la sua storia e con le sue idee, ma non con i suoi cattivi consiglieri... Angelino Alfano si metta in gioco per questa buona e giusta battaglia”.

Sia il ministro delle Riforme costituzionali Gaetano Quagliariello che il ministro della Sanità Beatrice Lorenzin hanno dichiarato di rassegnare le loro dimissioni come chiesto da Berlusconi ma hanno contemporanemante annunciato che non faranno parte di Forza Italia.

“Spero nasca una posizione diversa da quella espressa ieri ad Arcore, anche per Berlusconi”, ha dichiarato Quagliariello parlando al Festival del Diritto. “Io le dimissioni non ho avuto nessuna remora a darle. Però è evidente che se si fa in una sede in cui a discutere sono alcuni esponenti di un partito, senza il segretario, quel partito è geneticamente modificato: a questa Forza Italia non aderirò”.

“Non so se c‘è una scissione: so che il centrodestra non è quello che si è espresso ieri. Non è quella la storia del centrodestra maggioritario, non è quella la storia dei moderati in Italia”.

Il ministro Lorenzin ha invece dichiarato in mattinata che “Silvio Berlusconi è un perseguitato e il suo dramma personale è diventato il dramma di tutti noi, ma non giustifico né condivido la linea di chi lo consiglia in queste ore. Questa nuova Forza Italia sta dimostrando d‘essere molto diversa da quella del ‘94. Manca di quei valori e di quel sogno che ci ha portati sin qui. Ci spinge verso una destra radicale in cui non mi riconosco, chiude ai moderati e li mette fuori senza alcuna riflessione culturale, segnandoli come traditori”.

“Accetto dunque la richiesta di dimissioni fatta durante un pranzo a cui non partecipavano né i presidenti dei gruppi parlamentari, né il segretario del partito. Ma continuerò ad esprimere le mie idee e i miei principi non in questa Forza Italia”.

Sulla linea dei tre “dissidenti” anche l‘influente parlamentare del Pdl Fabrizio Cicchitto che, confermando la sua solidarietà a Berlusconi, ha aggiunto che l‘ex premier “non ha bisogno di un partito di alcuni estremisti che nelle occasioni cruciali parlano con un linguaggio di estrema destra dall‘inaccettabile tonalità anche nel confronto con gli avversari politici, che non dobbiamo imitare nelle loro espressioni peggiori”.

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